L’abuso sessuale infantile: definizione e caratteristiche

abuso sessuale minoriLa letteratura negli ultimi anni si è sempre più adoperata a studiare il fenomeno degli abusi sessuali e della violenza all’infanzia. Difatti, oggi, si sente parlare di infanzia violata molto più spesso rispetto a quanto avvenisse anni fa, mettendo in evidenza casi di bambini abusati da persone sconosciute, ma anche, e molto più spesso, dai familiari stessi. Le definizioni di tale fenomeno sono diverse, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo definisce in modo puntuale:

Il coinvolgimento di un minore in atti sessuali, con o senza contatto fisico, a cui non può liberamente consentire in ragione dell’età e della preminenza dell’abusante, lo sfruttamento sessuale di un bambino o adolescente, la prostituzione infantile e la pedopornografia”.

Perciò, ogni rapporto sessuale tra adulto e bambino presenta quattro condizioni pregiudicanti per la salute e lo sviluppo armonico del minore:

1. Quando il minore è usato e/o sfruttato per azione sessuale di un adulto;

2. Quando il minore è esposto e/o coinvolto in attività sessuali inappropriate al suo sviluppo psicofisico;

3. Quando il minore, coinvolto sessualmente, si trova nell’incapacità di essere consenziente a causa della differenza di età e di ruolo dell’adulto abusante;

4. Quando il minore è coinvolto nell’attività sessuale con persone che possono avere un ruolo determinante nell’ambiente familiare.

Inoltre, oltre a quanto appena detto, gli abusi sessuali si definiscono a partire da due concetti principali: la coercizione e la differenza di età tra la vittima e l’offender.
Per quanto riguarda la coercizione (con forza, inganno e pressione psicologica), essa deve essere considerata di per sé un criterio sufficiente per avvalorare la sussistenza di abuso sessuale, indipendentemente dalla differenza di età con l’offender.
Quest’ultima, invece, inficia la reale libertà di decisione e rende impossibile un’attività sessuale condivisa, a causa di livelli diversi di esperienze, di maturità psicologica e biologica, nonché di aspettative.

Prendendo, invece, in considerazione la tipologia degli offender si può dividere l’abuso sessuale su minori in diverse categorie:

a) Intrafamiliare: attuato da membri della famiglia nucleare (genitori, fratelli, patrigni, conviventi) o da membri della famiglia allargata (nonni, zii, cugini, amici di famiglia);

b) Extrafamiliare: attuato da persone conosciute dal minore, ma non facenti parte della famiglia (vicini di casa, conoscenti, ecc.);

c) Istituzionale: avviene quando gli offender sono maestri, bidelli, educatori, medici, ecc.; in pratica, da parte di coloro ai quali il minore viene affidato per ragioni di cura, custodia, educazione, tempo libero, all’interno delle diverse istituzioni e organizzazioni;

d) Di strada: attuato da parte di persone sconosciute al minore;

e) A fini di lucro: attuato da singoli o gruppi criminali organizzati, come ad esempio le organizzazioni per la produzione di materiale pornografico e agenzie per il turismo sessuale.

Pertanto, l’abuso è una violazione dei diritti del minore che si verifica quando il comportamento inadeguato, volontario o meno, di un adulto, impedisce la crescita armonica del bambino, non rispettando i suoi bisogni primari, agendo in maniera molto forte sulla vita psicologica e sulle relazioni sociali dei minori, turbandone, in maniera pregiudizievole, i processi di sviluppo della personalità e di maturazione della sessualità (Di Blasio, 2000).

Per quanto riguarda l’incidenza e la diffusione di tale fenomeno non sono disponibili dati certi, in parte per la difficoltà metodologica delle rilevazioni, in parte perché molti abusi (la maggior parte) non vengono denunciati; ciò accade anche perché a volte accanto alla forma più conosciuta di abuso “manifesto”, esiste anche una forma “mascherata”, che è, per certi aspetti, più difficile da riconoscere anche per il bambino che la vive.

Distinguiamo meglio queste due forme di abuso sessuale:

• Nel caso dell’abuso manifesto, si verificano veri e propri rapporti sessuali tra l’autore e la vittima dell’abuso, sfruttamento sessuale e/o pedopornografia;

• Nel caso, invece dell’abuso mascherato, il bambino subisce contatti sessuali non propriamente violenti, accompagnati da una particolare cura e attenzione alle parti intime (es. lavaggi dei genitali, applicazioni di creme, ispezioni ripetute). All’interno dell’abuso mascherato può anche rientrare quello che viene definito “abuso assistito”, in cui il bambino viene fatto assistere, ad esempio, all’attività sessuale dei genitori o all’abuso sessuale che un genitore agisce su un fratello/sorella o in cui lo si espone a immagini e/o video pornografici.

Sono consapevole che l’abuso sessuale e la violenza infantile siano un argomento difficile da affrontare perché, comunque, mettono una certa paura; ed è giusto che sia così, ma bisogna tenere sempre a mente che comportarsi, poi, con eccessiva protezione, preoccupazione, angoscia e allerta non è di alcun aiuto né a voi né ai vostri figli.

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

Risorse per approfondire il tema:

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