Gravidanza in adolescenza: piccole pance crescono

La maturità sessuale oggi si acquisisce sempre prima; accade così che molti adolescenti, considerati per molti aspetti ancora dei bambini, abbiano una vita sessuale attiva ben prima di aver raggiunto la maturità che permetterebbe loro di costruirsi una vita propria. Oggi, l’età media del primo rapporto sessuale si è abbassata intorno ai 15 anni: età in cui gli aspetti cognitivi, emotivi e sociali non sono ancora adeguati ad affrontare consapevolmente i rischi legati alla sessualità, quali malattie a trasmissione sessuale e gravidanze indesiderate.

 

 

Una gravidanza in adolescenza non è, di norma, voluta e programmata e, per questo, essa rappresenta un problema abbastanza considerevole su tre livelli: personale, familiare e sociale.

La giovane futura mamma può vivere questo periodo come fortemente traumatico per tutta una serie di fattori, che vanno dai problemi fisici (nausee, cambiamenti nell’aspetto, ecc.), ai problemi familiari (comunicarlo alla propria famiglia e gestirne le reazioni), sociali (problemi scolastici, isolamento sociale, ecc.) e medici (visite, esami, ecc.). Non di rado, capita che la ragazza potrebbe voler negare, soprattutto ai stessa, la possibilità di essere rimasta incinta, arrivando a minimizzarne i sintomi: non sapendo, però, che, così facendo, riduce il numero delle possibili decisioni da prendere. Del resto, non è facile per la ragazza rendere pubblica e comunicare la propria condizione: vi è infatti il timore della reazione dei propri genitori, quella del padre del bambino e della sua famiglia, la necessità di sottoporsi a visite e doverne rendere conto anche a scuola; di colpo, la futura mamma si sente proiettata nel mondo degli adulti e si trova, così, ad affrontare problemi e situazioni che fino a quel momento non l’hanno mai riguardata in prima persona.

Spesso il fatto di dover compiere una scelta non aiuta: scelte di questo tipo sono importanti e vanno, inoltre, prese con una certa velocità, tenendo conto che non sempre è facile negoziare delle decisioni tra famiglie che sanno ancora poco l’una dell’altra, con visioni della vita e del futuro dei propri figli che possono essere anche fortemente discordanti. C’è anche da dire che, per quanto riguarda la paternità precoce, non si hanno molti dati, ma, secondo alcuni autori, l’adolescente investito improvvisamente del ruolo di padre, in genere, non resta coinvolto nel rapporto, lasciando la madre del bambino durante la gravidanza o entro i primi due anni di vita del bambino. Tuttavia, in alcuni casi, può accadere che il giovane padre prenda molto seriamente il ruolo di cui è stato investito e voglia assumersi delle notevoli responsabilità nei confronti della partner e del futuro bambino.

Benché possa essere più facile per le adolescenti di oggi rimanere incinte rispetto a quanto accadeva alle loro coetanee di qualche anno fa, è altrettanto vero che vi è una maggiore accettazione del possibile ventaglio delle conseguenze. A oggi, la facilità di accedere all’aborto ha dato la possibilità a un maggior numero di ragazze di optare per l’interruzione di gravidanza, qualora optino per questa via. Attualmente, le ragazze che restano incinte sono in grado di scegliere di tenere il proprio bambino e di educarlo con o senza l’aiuto del partner. In alternativa, esse possono evitare la maternità, pensando di ricorrere all’aborto o all’adozione.

I temi della gravidanza, della maternità, dell’aborto e della scelta, sono centrali nel libro di Oriana Fallaci “Lettera a un bambino mai nato”: esso è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere morale o una fatto biologico, ma come a una scelta personale e responsabile.

Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. (…) Mi si è fermato il cuore. (…) E se nascere non ti piacesse? Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? (…) Io temo il niente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per caso, sia pure per sbaglio. (…) E se allargo questo alla vita, al dilemma nascere o non nascere, finisco con l’esclamare che nascere è meglio di non nascere!

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

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