Il giudice manda a casa il vicino-pedofilo: quando l’incubo ritorna

pedofiliaAvevi promesso di mandare via l’orco“, urla alla madre dopo averlo rivisto sulle scale

Così ha di nuovo inizio l’incubo di Francesca (nome di fantasia), che ora ha 13 anni. Lo “zio” Pino, pedofilo, è tornato. E sta ancora lì, nella casa sopra, dove proprio lei, per lungo tempo ha sofferto le sue violenze. Il carnefice e la vittima uno vicino all’altra in un palazzo di Roma: un condominio dove dal 2005 al 2010 si sono consumate le violenze su di lei da parte di un militare in pensione, che la costringeva a subire atti sessuali, già da quando lei non aveva neanche 6 anni e non andava ancora a scuola. Al resto ci hanno pensato i Giudici.

Ma facciamo un passo indietro, raccontiamo brevemente la storia di Francesca, partendo dal lontano 2005. Francesca è orfana di padre e la madre per mantenere la casa e la piccola è costretta a lavorare molto, lasciando così Francesca a quei vicini di casa tanto gentili e disponibili a tenergliela quando lei fa gli straordinari.

Dopo un po’ di tempo Francesca, però, inizia a stare male(tachicardia parossistica), a mostrare irrequietezza e a manifestare la sua volontà di non andare dallo “zio” Pino e da sua moglie. Passano i mesi e passano gli anni, fino a quando, nel 2010, Francesca prende il coraggio a due mani e racconta alla madre i “giochi” che faceva con il vicino. La madre, a quel punto, decide di parlare con una psicologa e presenta una denuncia contro l’uomo; da li parte un’indagine al fine di valutare l’attendibilità della minore, che risulta credibile; così, l’incubo di Francesca finisce quando lo “zio” Pino viene condannato in primo e secondo grado a tre anni di reclusione con in più il divieto di dimora dell’ex militare nel palazzo in questione (in cui è in affitto) e nelle vie limitrofe. Ma ciò solo temporaneamente.

A Luglio di quest’anno, la Corte di Appello, nonostante il parere contrario della procura generale, revoca il divieto di dimora, a causa dell’età avanzata dell’imputato, considerato quindi non in grado di reiterare il reato oggetto della condanna: lo “zio” Pino non può più fare del male a Francesca, fisicamente.

Ed emotivamente?

Ecco che l’incubo quindi ricomincia di nuovo.
Il rientro a casa del suo abusante ha portato ad un nuovo, improvviso e grave peggioramento dello stato emotivo e psicofisico di Francesca: si rifiuta di uscire di casa, ha disturbi del sonno, ha paura di vederlo e di incontrarlo nel timore che possa farle ancora del male.

Quello che penso è che spesso i magistrati siano troppo poco sensibili alla parte psicologica, preoccupandosi solo dell’aspetto legale, al reato in sé e spesso non viene neanche predisposto il trattamento e la cura di queste persone, malate, che alla fine non vengono curate. Chi pagherà davvero sarà solo Francesca la quale, oltre ad avere una ferita e un vissuto importante con cui farà i conti tutta la vita, si deve ritrovare accanto tutti i giorni chi la sua vita da bambina l’ha rovinata senza il minimo scrupolo o rimorso, perché se così fosse, a mio modesto parere, non sarebbe tornato in quel palazzo, nonostante la revoca del Giudice (perché ricordiamo che comunque il carnefice di Francesca ha una casa di proprietà a Vitinia).

Francesca è così vittima per la seconda volta.

Per questo mi auguro che il Tribunale per i Minorenni si muova al più presto al fine di rivedere questa decisione, per il bene di Francesca.
Quello di cui mi stupisco è come troppo spesso non venga fatto prevalere quello che vien definito “l’interesse superiore del bambino”; si parla tanto di difendere e tutelare i minori, ma poi al momento di farlo nel concreto non accade nulla di tutto ciò. Con tutta probabilità i Giudici faranno allontanare Francesca, e non il suo orco, da casa sua, quando ad andarsene dovrebbe essere il carnefice e non la vittima.

C’è bisogno urgente di leggi, norme che tutelino le vittime di violenza e tengano i pedofili lontani come accade in altri paesi europei, anche dopo che hanno scontato la condanna. Perché non siano di nuovo i bambini e le ragazzine a pagare, colpiti due volte, costretti a rivedersi davanti chi li ha abusati. È un caso che si ripete spesso, troppo spesso, anche perché chi violenta i minori è raramente uno sconosciuto che scompare dalla loro vita: nell’85 per cento dei casi è un vicino, un amico di famiglia, un parenti”.

Questo l’appello del Garante dell’Infanzia Vincenzo Spadafora, legato alla convenzione di Istanbul approvata pochi mesi fa dal Parlamento.

 “Ora bisogna fare i regolamenti attuativi, al loro interno si potrebbero mettere divieti di dimora, allontanamenti, regole che aiuterebbero il lavoro della magistratura”.

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

Per approfondire il tema:

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