Italiani in fuga: dove vanno e perchè non tornano?

fuga-cervelliSono circa 700mila i laureati che in 10 anni hanno lasciato l’Italia, con una media di 68mila all’anno, passando dall’11,9% (2002) al 27,6% (2012, uno studente su quattro!).

È quanto afferma una ricerca realizzata da Editutto e presentata il 24 ottobre in un convegno a Bologna, sottolineando che la formazione dei cervelli in uscita è costata al nostro Paese 8,5 miliardi. Un investimento a perdere, considerando che la maggior parte di chi fa un’esperienza all’estero di fatto non torna più in patria.

Ma c’è dell’altro. In tema di “circolazione dei cervelli” (scambi internazionali di giovani con elevato livello di istruzione), alle partenze degli italiani non corrispondono numericamente gli arrivi di altrettanti cervelli provenienti dall’estero. Più in generale, secondo il IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes, gli emigrati italiani sono il doppio degli stranieri che arrivano (nel 2013 quasi 95mila italiani in fuga, contro i circa 43mila stranieri che in media ogni anno si stabiliscono nel nostro Paese). Il rapporto riporta un esodo maggiore dal Nord Italia (Lombardia e Veneto) e dal Lazio.

La fuga dall’Italia ha un biglietto di sola andata

La domanda che dobbiamo porci è: perché i nostri giovani non tornano? La risposta può essere individuata in alcune lacune del Bel Paese. Secondo Fabrizio Onida de Il Sole 24 Ore, accanto all’inefficienza e opacità della Pubblica Amministrazione, a un sistema meritocratico opinabile e a diffuse dinamiche di corruzione, un punto chiave è la frammentazione di imprenditorialità innovativa in settori ad alto dinamismo tecnologico che possano offrire attraenti prospettive retributive e occupazionali, di medio profilo tecnologico e organizzativo e meno precarie. Il nostro tessuto industriale è inoltre al momento insufficiente per assorbire l’attuale offerta di giovani laureati.

Un altro motivo che spinge i talenti a non tornare è lo scarso investimento italiano nella ricerca. Solo quest’anno il contributo dei nostri connazionali impegnati in progetti di ricerca all’estero ha fruttato 8 brevetti depositati fuori dai confini nazionali e 66 partecipazioni a team depositari di brevetti (La Stampa).

Per incentivare i nostri cervelli a tornare sarebbe sicuramente utile una lotta più strutturata ai fenomeni di nepotismo e baronismo, unita alla costruzione di un mercato del lavoro più equo . L’analisi di Onida suggerisce poi una migliore strumentazione degli incentivi nazionali e regionali allo sviluppo,  il coordinamento tra Ministri e Regioni e una collaborazione lungimirante delle rappresentanze datoriali di settore e di territorio.

Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Argentina sono le mete di espatrio preferite dagli italiani stando ai dati dei connazionali iscritti all’AIRE, ovvero l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.  Anche i neolaureati che cercano fortuna altrove prediligono le mete sopra citate, con l’aggiunta di Brasile, Stati Uniti e Australia (Fonte: Editutto).

Ma dove conviene davvero cercare lavoro?parigi

Secondo la classifica delle città più convenienti stilata dal Youthful Cities Affordability Index è Parigi la città migliore per l’emigrazione giovanile, grazie soprattutto al salario minimo garantito che è in assoluto il più elevato.

I nove fattori di affordability (convenienza) presi in considerazione per la valutazione delle città sono stati: salario minimo, biglietto del cinema, affitto, prezzo di una scatola di uova, rapporto qualità/prezzo del trasporto pubblico, fast food, viaggi, tassazione in vigore ed eventi musicali presenti.

Dopo la capitale francese, nella top 10 compaiono in ordine: Toronto, Los Angeles, Chicago, Berlino, Dallas, Roma, New York, Tokyo, e per ultima Londra, gettonatissima tra gli italiani.

Per approfondire:

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