Culture, diversità e conseguenze sul lavoro

cultureAttualmente, i contatti con culture diverse dalla propria sono quasi all’ordine del giorno: si pensi alla mobilità internazionale, ai flussi migratori, all’internazionalizzazione dei mercati e a tutti quei fenomeni che, nel bene e nel male, portano all’incontro, allo scontro o alla commistione di usi, costumi e modi diversi di intendere il mondo, per strada e sul lavoro.

Cultura” è una parola dalla portata talmente ampia da non avere una definizione univoca. In generale possiamo dire che essa rappresenta un insieme complesso di tradizioni, credenze, valori, norme, simboli e significati condivisi in un gruppo e trasmessi in modo trans generazionale tramite diversi livelli di socializzazione tra i membri.

Le “conseguenze” della cultura

Nel 1980 Geert Hofstede,  fondatore della ricerca culturale comparativa, pubblicò nel suo famoso libro “Culture’s Consequences” i risultati di un’importante ricerca internazionale volta a identificare valori e convinzioni culturali di manager del colosso multinazionale IBM. I manager, dislocati in 72 paesi, furono interrogati circa il grado di soddisfazione nel lavoro, le percezioni, le mete personali e le credenze lavorative. Le analisi statistiche rilevarono un set di problemi comuni ai dipendenti dei vari paesi in quattro aree, le soluzioni ai quali differivano però da paese a paese. Queste quattro problematiche comuni identificano altrettante dimensioni sulla base delle quali le culture si differenziano. Vediamole insieme.

  • Distanza dal potere: che rapporto con il capo? Questa dimensione analizza il modo in cui le persone vivono le disuguaglianze sociali presenti in ogni cultura, ovvero in che misura si aspettano e accettano una sproporzione di potere all’interno delle istituzioni sociali. Nei paesi a bassa distanza dal potere, come ad esempio i paesi scandinavi, gli Stati Uniti e il Regno Unito, i collaboratori dipendono in modo limitato dai capi e viene preferito uno stile decisionale consultativo. La distanza emotiva tra capi e collaboratori è relativamente piccola, consentendo a questi ultimi di mettere apertamente in discussione le idee dei propri responsabili con relativa facilità. Al contrario, nelle nazioni in cui la distanza dal potere è alta, come i paesi latini, lo stile decisionale è di solito autocratico o paternalistico e i subordinati dipendono in modo considerevole dai propri capi, i quali non vengono mai contraddetti apertamente.
  • Individualismo vs collettivismo: io o noi? “Individualismo” si riferisce a quelle società in cui l’interesse individuale prevale su quello del gruppo, i legami interpersonali sono deboli e ognuno si prende cura di sé stesso e della sua famiglia “stretta”. Al contrario “collettivismo” si riferisce alle società in cui le persone vengono integrate dalla nascita in gruppi fortemente coesi Con interessi che prevalgono su quelli dei singoli membri. Per quanto concerne l’ambito lavorativo, nel sondaggio IBM l’individualismo è risultato associato all’importanza assegnata a obiettivi che enfatizzano l’indipendenza dell’individuo rispetto all’organizzazione, come il tempo per la vita extra-lavorativa, la libertà di adottare un proprio stile personale e la possibilità di svolgere un lavoro sfidante che permetta di ottenere un senso di gratificazione personale. Al contrario le opportunità di formazione, le condizioni fisiche dell’ambiente di lavoro e il pieno utilizzo delle proprie capacità sono risultate connesse al collettivismo in quanto mettono in luce la dipendenza del lavoratore nei confronti dell’organizzazione.
  • Mascolinità-femminilità: carriera o equilibrio tra sfere di vita? La dimensione indica in che misura gli individui agiscano sulla base di tratti stereotipici maschili (successo, aggressività, risultato e dominanza) o femminili (importanza dei rapporti interpersonali, orientamento al servizio, attenzione alla qualità della vita, armonia ed empatia). In ambito lavorativo i due poli si riferiscono rispettivamente all’orientamento al successo e all’orientamento alla qualità della vita. Gli obiettivi lavorativi connessi alla mascolinità sono i guadagni, il riconoscimento, l’avanzamento di carriera e la sfida, mentre la femminilità è associata a obiettivi concernenti una buona relazione con il proprio capo, la cooperazione tra colleghi, la buona qualità della vita nel luogo in cui si trova l’azienda e la sicurezza dell’impiego. Le culture mascoline (come gli Stati Uniti) incoraggiano l’assertività, mentre la modestia è una dote encomiabile nelle culture femminili, come l’Olanda, la Svezia e la Norvegia.
  • Avversione all’incertezza: quanto bisogno di controllo? E’ la dimensione che rappresenta il grado di tolleranza verso situazioni ambigue e sconosciute ed è quindi associata al livello di ansia causata dall’ignoto. Le culture ansiose sono anche culture espressive: la gente gesticola, alza la voce ed esprime i propri sentimenti. Le culture che tollerano meglio l’ansia e l’incertezza interiorizzano lo stress e i sentimenti senza esprimerli apertamente, e le classificazioni sono più sfumate, riconoscendo a ciò che è sconosciuto il beneficio del dubbio. Sul lavoro, l’avversione all’incertezza è correlata all’elevato stress lavorativo, al grado di formalizzazione e strutturazione di regole e procedure e alla tendenza a rimanere a lungo nella stessa organizzazione. Inoltre, tale dimensione influenza il grado di specializzazione tecnica richiesta dall’azienda, l’accettazione della devianza e la propensione all’assunzione di rischi.

Successivamente il modello è stato ampliato con due ulteriori dimensioni:

  • Orientamento normativo – orientamento pragmatico: c’è una spiegazione a tutto? Descrive come le persone reagiscono all’idea che molto di ciò che accade intorno a noi non possa essere spiegato razionalmente. Nelle società con un orientamento normativo in genere le persone hanno un forte desiderio di spiegare razionalmente ciò che le circonda, unito alla necessità di stabilire verità assolute e a un bisogno radicato di stabilità personale. Mostrano grande rispetto per le convenzioni e le tradizioni sociali, una propensione relativamente bassa al risparmio economico per il futuro e un focus sulla rapida acquisizione di risultati. Nelle società a orientamento pragmatico invece la maggioranza della gente non ha la necessità di dare una spiegazione a tutto poiché crede nell’impossibilità della piena comprensione della complessità della vita. Le persone sono dunque convinte che la verità dipenda in particolar modo dalla situazione, dal contesto e dal momento, accettano le contraddizioni, si adattano alle circostanze e sono fortemente propense al risparmio, all’investimento e alla perseveranza nel raggiungimento di risultati a lungo termine. Il tipo di orientamento di una cultura ha ripercussioni sul modo di affrontare il lavoro, in particolare sull’orientamento temporale della strategia, sui comportamenti negoziali e sul peso dei ritualismi nella socializzazione organizzativa.
  • Indulgenza vs controllo (Edonismo-restrizione): quanto è lecito godersi la vita? È la sesta dimensione del modello, aggiunta nel 2010. L’edonismo è definito come una tendenza a permettere la gratificazione di desideri umani semplici e naturali connessi al godimento della vita e al divertimento, mentre al polo opposto la restrizione è definita come la convinzione che tale gratificazione debba essere limitata e regolata da rigide norme sociali. Il grado di edonismo-restrizione influenza la percezione di controllo della propria vita, il valore attribuito all’amicizia, la propensione all’ottimismo e l’apertura alla diversità.

E l’Italia?culture-italia

Ecco cosa la racconta la ricerca di Hofstede a proposito del nostro Paese:

  • Differenze tra nord e sud nella distanza dal potere. Nel Nord Italia si preferisce un gestione egalitaria della relazione e la decentralizzazione del potere e della presa di decisioni. Il controllo e la supervisione formale sono generalmente poco apprezzati dalle generazioni più giovani, che mostrano una preferenza per il lavoro in gruppo e per uno stile manageriale aperto. Nel Sud Italia invece Hofstede riscontra una maggiore distanza dal potere, con conseguenti preferenze per situazioni quasi opposte a quelle apprezzate nel nord del paese.
  • Alto individualismo: l’Italia emerge come una cultura individualista, io-centrica, specialmente nelle grandi e ricche città del Nord. Secondo la ricerca, per gli italiani avere idee e obiettivi di vita personali è fonte di motivazione e la via della felicità passa dalla realizzazione personale. La dimensione cambia nel Sud Italia, dove si può osservare un comportamento meno individualistico: la rete familiare e i gruppi di appartenenza costituiscono importanti aspetti sociali che comportano rituali e occasioni di incontro che non possono essere ignorate. Questo comporta secondo Hofstede la sensazione di maggior “freddezza” interpersonale che si può avvertire passando dal sud al nord del Paese.
  • Mascolinità: l’Italia ha una società mascolina, fortemente orientata al successo. I bambini apprendono sin da piccoli che la competizione è un fattore positivo e che è importante essere dei vincenti nella propria vita, mentre gli adulti amano mostrare il proprio successo tramite l’acquisizione di status symbol. Poiché l’ambiente di lavoro è il luogo in cui l’italiano può raggiungere il successo, il sondaggio sottolinea come la competizione tra colleghi per fare carriera possa essere molto forte nelle aziende italiane.
  • Avversione all’incertezza: il punteggio elevato dell’Italia alla voce “avversione all’incertezza” significa che in generale a livello nazionale gli italiani non si trovano a proprio agio in situazioni ambigue. La formalità è perciò importante nella società italiana, e i codici penali e civili sono articolati in numerose clausole. Ciò che stupisce lo straniero è l’apparente contraddizione tra il numero di norme e procedure esistenti e il fatto che gli italiani non sempre le rispettino. Ma, osserva Hofstede, in un paese con una forte burocrazia si impara in fretta, per sopravvivenza, quali siano le regole veramente importanti e quali no. Sul lavoro un’alta avversione all’incertezza porta una massiccia programmazione di dettaglio. La relazione con culture con bassa avversione all’incertezza, in cui il processo di pianificazione è flessibile e si adatta ai cambiamenti dell’ambiente circostante, può essere vissuta come molto stressante dagli italiani. A causa del punteggio elevato in questa dimensione, gli italiani sono inoltre persone passionali: le emozioni sono così preponderanti che gli individui non riescono a trattenerle e le esprimono agli altri, specialmente utilizzando il linguaggio corporeo.
  • La cultura italiana appare inoltre nella ricerca di Hofstede come una cultura orientata al pragmatismo, in grado di adattare le tradizioni a nuove condizioni contestuali e di credere fortemente nel risparmio, nell’investimento, nella parsimonia e nella perseveranza nel raggiungimento dei risultati. L’Italia è inoltre classificata come un Paese dalla cultura orientata alla restrizione, in cui il tempo libero non riveste particolare importanza e il controllo della gratificazione dei propri desideri è fondamentale. Le persone con questo orientamento hanno inoltre la percezione che le loro azioni siano vincolate da rigide norme sociali e avvertono l’indulgenza verso se stessi come qualcosa di sbagliato.

Siete d’accordo con quanto rilevato dalla ricerca IBM?

 

Per approfondimento:

 

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