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I Disturbi del Comportamento Alimentare in età evolutiva

anoressiaDurante l’infanzia e l’adolescenza si possono verificare molti particolari tipi di comportamento alimentare.

Solo alcuni sono problematici e la maggior parte non costituisce un “disturbo alimentare”. Molte modalità dei bambini, in una qualche fase del loro sviluppo, possono preoccupare i genitori anche se sono generalmente modalità normali. Per esempio molti bambini passano per la cosiddetta fase delle manie alimentari, fase in cui mangiano solo pochi tipi di cibo, solitamente non più di tre o quattro. Se l’assunzione calorica è tale da soddisfare la fame e se questi bambini crescono normalmente, non c’è niente di cui preoccuparsi: non si verifica alcun danno fisico e la maggior parte di questi bambini finirà col mangiare normalmente al momento giusto. Soltanto pochi di loro persisteranno nelle loro manie (alimentazione selettiva).

Molti bambini in età prescolare passano una fase di alimentazione abbastanza restrittiva: non solo restringono la scelta dei cibi, ma ne diminuiscono anche la quantità. Nonostante ciò riescono a crescere normalmente e non stanno assolutamente male. Normalmente queste modalità tendono a risolversi col tempo, e solo pochi bambini manifestano a lungo termine una dieta restrittiva (alimentazione restrittiva).

In un’altra fase, molti adolescenti tendono a consumare molto cibo. A volte sembrano non smettere mai di mangiare. Anche queste modalità avvengono per fasi e probabilmente sono collegate alla crescita dell’adolescente che indubbiamente richiede un maggior apporto calorico.

Gli esempi citati rappresentano varie modalità alimentari tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Nessuna di queste è anormale o pericolosa, ma spesso i genitori si preoccupano per qualcosa di così importante come il comportamento alimentare del proprio foglio. Queste preoccupazioni sono notate dal bambino e, in molti casi, contribuiscono a mantenere le difficoltà e il comportamento problematico che invece, se non venisse rinforzato dall’atteggiamento dei genitori, potrebbe essere di breve durata e di scarsa importanza.

La regola generale è che se i bambini crescono come previsto e appaiono sani e ben adattati, le variabili della dieta e delle abitudini alimentari non devono preoccupare!

 

disturbi alimentari bambiniDi cosa ci si dovrebbe veramente preoccupare? Quando una difficoltà alimentare diventa un vero e proprio disturbo alimentare?

Anche la terminologia tende a creare confusione poiché i disturbi alimentari hanno a che fare più con la distorta e negativa percezione di se stessi e del corpo che con il cibo.

Le persone con un disturbo alimentare sono molto critiche verso se stesse e si considerano inutili e di poco valore.

Tale autodisprezzo si manifesta nell’insoddisfazione per il proprio aspetto e per la forma del corpo, ed è proprio tale insoddisfazione a generare quel comportamento alimentare che poi diventa così problematico.

Vediamo adesso quali sono i disturbi del comportamento alimentare che possono manifestarsi già in età evolutiva:

 

ANORESSIA:

L’anoressia nervosa è il più noto tra i disturbi alimentari ed è caratterizzato dal rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per l’età e la statura, dall’intensa paura di acquistare peso, da una distorsione percettiva circa il proprio peso o la forma del corpo e, nelle femmine dopo il menarca, amenorrea (cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi).

I soggetti anoressici evitano di mangiare quando possono e, quando è inevitabile nutrirsi, mangiano il minimo possibile in termini di valore calorico. Poiché la fame resta, la tentazione verso il cibo può essere così forte da far perdere il controllo. Allora la persona anoressica si sentirà molto in colpa e potrà avere un forte bisogno di eliminare ciò che ha mangiato inducendosi il vomito, o facendo continua attività fisica.

L’anoressia nervosa non consiste in una dieta restrittiva ben riuscita, essa è caratterizzata da un’estrema preoccupazione per il peso e per le forme del corpo, da una percezione fortemente distorta della propria immagine, da una bassa autostima, oltre che da un’alimentazione anomala o inadeguata. Un’alimentazione anormale è solo uno degli aspetti dell’anoressia nervosa. Questi soggetti hanno tendenze perfezionistiche e si prefiggono obiettivi altamente elevati che vogliono a tutti i costi raggiungere. Inoltre sono caratterizzate da una forte impulsività (il rapporto tra il disturbo da deficit di attenzione e iperattività e i disturbi alimentari verrà ripreso più avanti).

L’anoressia nervosa si sviluppa di solito in ragazze o giovani donne con età compresa tra i 15 e i 25 anni, tuttavia può verificarsi anche nelle bambine: a partire dai 7 anni si parla di anoressia ad insorgenza precoce.

 

BULIMIA:

Bulimia significa “fame da bue” e si riferisce al fatto che questi soggetti hanno un appetito incredibile. Questo si manifesta nella tendenza a fare frequenti abbuffate, cioè mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.

Durante questi episodi i soggetti hanno la sensazione di perdere il controllo e  possono mangiare strane combinazioni di cibo o enormi quantità dello stesso cibo, poi si sentono fortemente in colpa e provano disgusto verso se stessi, così finiscono con l’indursi il vomito. A volte possono utilizzare lassativi, diuretici o pillole dimagranti nel tentativo di controllare l’aumento di peso.

Questi soggetti, come le persone con anoressia nervosa, sono profondamente insoddisfatti di se stessi, sono preoccupati per il peso e la forma del corpo e giudicano il loro valore in base al loro aspetto. Di solito sono molto critici con se stessi e soffrono di una bassa autostima. I ragazzi bulimici però sono solitamente normopeso e quindi il loro disturbo alimentare è meno evidente rispetto alla forte perdita di peso di una persona anoressica, oppure il loro peso presenta ampie oscillazioni. Nelle ragazze che hanno già raggiunto la maturità sessuale, il ciclo può diventare irregolare o scomparire del tutto.

La bulimia è rara prima della pubertà, dall’adolescenza in poi però l’incidenza aumenta e probabilmente colpisce il 3-4% delle adolescenti. E’ rara nei maschi, ma si può presentare.

 

ALIMENTAZIONE SELETTIVA:

E’ un termine usato per descrivere il comportamento alimentare di un bambino che mangia solo pochi tipi di alimenti. Questi soggetti non sembrano abbandonare la normale fase di sviluppo delle manie del cibo che si riscontra in soggetti più piccoli. Persistono nel mangiare una gamma ristretta di cibo e spesso mangiano solo cinque o sei tipi di alimenti. Non vogliono provare cibi nuovi e non si riesce a persuaderli a farlo in nessuna circostanza. Sembra che siano sul punto di vomitare quando affrontano nuovi cibi, anche se non hanno chiaramente difficoltà ad assumere e digerire il loro cibo preferito. Generalmente questi soggetti riescono ad assumere un numero adeguato di calorie e, essendo di norma sani, ciò suggerisce che abbiano avuto una nutrizione adeguata.

Anche se a prima vista la dieta sembra non corretta, la maggior parte di questi soggetti assume in quantità sufficienti i gruppi alimentari di base. Spesso emerge che un loro parente stretto, durante l’infanzia, ha avuto un problema simile. Generalmente i bambini e ragazzi che si alimentano selettivamente non presentano problemi gravi sottostanti e hanno comportamenti abbastanza normali per altri aspetti.

I più giovani tendono ad abbandonare queste manie alimentari quando la scuola e gli incontri sociali diventano parte importante della loro vita, poiché si sentono socialmente isolati. Tuttavia esistono alcuni giovani che affermano di essere ancora nella fase dei mangiatori selettivi. Sembra comunque che la grande maggioranza riesca a superare il problema senza conseguenze rilevanti per la propria salute.

 

ALIMENTAZIONE RESTRITTIVA:

Alcuni bambini in età prescolare passano una fase di alimentazione abbastanza restrittiva: non solo restringono la scelta dei cibi, ma ne diminuiscono anche la quantità. Questi ragazzi semplicemente hanno poco appetito e non sono interessati al cibo. Nonostante ciò riescono a crescere normalmente e non stanno assolutamente male. Inoltre, come nell’alimentazione selettiva, non si preoccupano del peso o dell’immagine corporea e non hanno una visione distorta del loro corpo. In genere hanno una normale autostima. Se questa condizione è comune negli anni prescolastici e non risulta dannosa, può essere problematica se persiste per molti anni in quando potrebbe impedire la normale crescita.

E’ inoltre importante assicurarsi che non vi siano associati problemi emotivi: alcuni bambini mangiano poco perché sono tristi, preoccupati o provano disagi di vario tipo.

 

DISFAGIA FUNZIONALE:

Alcuni bambini hanno paura di mangiare cibi ad esempio particolarmente solidi o farinosi. Questi bambini hanno una fobia per il cibo e lo evitano non perché preoccupati per la forma o peso del loro corpo o perché vogliano dimagrire, ma perché temono il cibo stesso. Si preoccupano di mettere il cibo in bocca e di deglutirlo per paura che vada di traverso, di vomitare, di soffocare o di essere avvelenati.

Non è insolita in bambini con disfagia funzionale qualche esperienza traumatica, ma non è sempre facile capirla. A volte un banale incidente (come un boccone andato di traverso) può scatenare una reazione molto violenta che perdura nel tempo. Ciò si verifica particolarmente in soggetti con personalità molto sensibili.

 

IPERALIMENTAZIONE COMPULSIVA:

Alcuni bambini mangiano molto fin dalla prima infanzia e persistono nella stessa modalità durante la preadolescenza e l’adolescenza. Il tentativo dei genitori di far seguire loro una dieta raramente ha successo e di conseguenza finiscono con l’essere in sovrappeso. Molti bambini mangiano se stressati, e questa modalità viene descritta come “mangiare per conforto”.

L’iperalimentazione compulsiva si differenzia dalla bulimia nervosa perché manca la fase del vomito autoindotto, l’abuso di lassativi o comunque il tentativo di eliminare il cibo utilizzando altri modi. Frequentemente questi ragazzi mangiano in modo eccessivo, e non si preoccupano in maniera particolare del peso o della forma del corpo. Inoltre non avvertono un senso di perdita di controllo mentre mangiano, né si sentono in colpa o disperati. Diversamente da quanto avviene nell’anoressia nervosa o nella bulimia nervosa, non fanno alcun tentativo di controllare il loro peso e non sono insoddisfatti del loro corpo e della loro taglia. Hanno però in comune con la bulimia nervosa la tendenza a mangiare molto se stressati o se provano disagio. Il mangiare in modo compulsivo si riscontra con frequenza sovrapponibile nei ragazzi e nelle ragazze, colpisce circa il 5% dei bambini e tende a riproporsi nelle famiglie.

 

bulimiaQuali sono le cause?

Non esistono delle cause specifiche, ma possiamo riscontrare dei fattori predisponenti, precipitanti, perpetuanti e di mantenimento.

I fattori predisponenti sono tutti quei fattori che costituiscono precondizioni necessarie per l’insorgenza di un particolare disturbo. Sono elementi già presenti nella persona o nell’ambiente prima che il disturbo alimentare emerga. Essi non precipitano o attivano necessariamente il problema, ma devono essere presenti affinché ogni fattore precipitante abbia l’effetto specifico di produrre il disturbo.

 

  • La genetica.
  • Personalità.
  • Fattori socio-culturali.

 

I fattori precipitanti o attivanti sono quei fattori che sembrano dare inizio al disturbo alimentare. Essi però, possono agire solo in presenza delle necessarie “precondizioni”. E’ come se fossero “la goccia che fa traboccare il vaso”, e sono quelli che porteranno un ragazzo, già vulnerabile, a un disturbo alimentare o ad altri comportamenti di controllo dell’alimentazione.

Un esempio dell’anoressia nervosa è quello di una ragazza presa in giro a scuola per essere un po’ sovrappeso, che per tale motivo inizia una dieta e poi sviluppa la malattia. I genitori tenderanno a credere che sia stata questa la causa della malattia, e in parte possono avere ragione poiché ciò può aver contribuito a far precipitare la situazione, ma l’anoressia non si sarebbe sviluppata senza le precondizioni. Ovviamente esistono altri esempi di fattori precipitanti oltre all’essere presi in giro, infatti ogni forma di stress può essere sufficiente. Ogni persona reagisce diversamente ad alcuni fattori di stress, e i ragazzi che hanno poi sviluppato un disturbo alimentare descrivono una vasta gamma di eventi o situazioni stressanti, come:

  • attesa per gli esami;
  • scarse relazioni con il gruppo dei pari;
  • difficoltà scolastiche;
  • cambio di scuola;
  • cambio di residenza;
  • perdita di un amico, di un parente, di un animale o di qualcosa di amato;
  • tensioni familiari;
  • forti traumi come aver assistito ad un incidente, essere stati maltrattati o abusati.

 

Fattori perpetuanti: una volta che il disturbo alimentare si è sviluppato, ogni fattore precipitante che persiste può contribuire a mantenerlo. Per esempio, se la derisione o la pressione scolastica rivestono un ruolo tra i fattori precipitanti e lo stress continua, è allora probabile che il disturbo alimentare persista.

Ovviamente è anche possibile che altri fattori conseguenti al disturbo alimentare abbiano contribuito a mantenerlo. Ad esempio un deficit di zinco, causato dal digiuno, può contribuire alla perdita di appetito. Benché il deficit di zinco di per sé non contribuisca realmente allo sviluppo dell’anoressia nervosa, può fungere da fattore di mantenimento una volta iniziata la dieta.

E’ da tenere presente inoltre come anche il comportamento dei genitori (inconsapevolmente rinforzante) possa contribuire a mantenere il disturbo alimentare.

I fattori perpetuanti possono essere i più vari, e solo quando essi vengono eliminati la possibilità di guarigione diviene una realtà.

 

Riassumendo, le cause dei disturbi alimentari sono numerose e spesso si verificano in varie combinazioni.

Nessun fattore singolo può essere sufficiente per determinare un disturbo alimentare; si deve piuttosto considerare l’interazione tra una gamma di fattori, alcuni dei quali sono precondizioni necessarie per lo sviluppo di un disturbo alimentare (fattori predisponenti), altri possono attivarlo (fattori precipitanti) e altri ancora mantengono il problema (fattori perpetuanti).

Tenere presente questo quadro complessivo è molto importante quando si decide il miglior modo per gestire la situazione.

 

Per approfondire questo tema:

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Dettagli sull'autore

Roberta Chillemi

Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e Consulente sessuale
Iscr. Ordine Psicologi della Toscana: n. 4387

Cell: 339.6066886
E-mail: roberta.chillemi@spazio-psicologia.com

Permalink link a questo articolo: http://spazio-psicologia.com/psi/disturbi-del-comportamento-alimentare/disturbi-del-comportamento-alimentare-in-eta-evolutiva/

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