Le origini del male: violenti si è o si diventa?

violenti-buoni-cattiviLa concezione comune della malvagità e per troppi anni anche le ricerche psicologiche in tal senso, hanno spinto l’assunzione per cui a compiere il male è una categoria di persone ben definite, e in linea di principio identificabili, così che in modo semplicistico sia possibile dividere il mondo in buoni e cattivi. Purtroppo, sia la vita reale che più recenti studi psicologici sembrano scardinare questa visione rassicurante.

Quante volte avete sentito dire: “Come è possibile che abbia compiuto un simile gesto? Era una persona tranquilla, gentile, chi avrebbe mai pensato fosse capace di tanta cattiveria?”.

Queste sono state le reazioni delle persone che avevano conosciuto i partecipanti agli esperimenti di Milgram del 1961, di Zimbardo nel 1971 e più recentemente i soldati americani della prigione di Abu Ghraib che hanno perpetrato sevizie e umiliazioni indicibili ai danni dei detenuti iracheni.

Ma la lista di situazioni simili potrebbe continuare a lungo, giungendo a toccare le vicende che interessarono milioni di ebrei nei lager nazisti. A questa specifica situazione, e in particolare al comportamento di Adolf Eichmann, cerca di rispondere Milgram predisponendo il suo esperimento 3 mesi dopo l’inizio del processo contro questo criminale nazista.

Come si può diventare violenti? Gli studi della psicologia

  • Milgram effettuò un esperimento con soggetti tra i 30 e i 50 anni, reclutati a caso fra la popolazione, ufficialmente furono coinvolti in uno studio sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento. Le persone, nel ruolo di insegnante, dovevano punire l’allievo (collaboratore di Milgram) con scariche elettriche di intensità via via crescente se egli avesse risposto erroneamente alle domande. La maggior parte dei partecipanti continuò il proprio compito anche se gli allievi si lamentavano e mostravano reazioni sofferenti in risposta alla scarica (in realtà gli allievi non ricevevano alcuna scarica elettrica).

Il comportamento degli insegnanti, però, variava rispetto a due variabili: la distanza fra insegnante e allievo e la distanza fra soggetto sperimentale e sperimentatore. Una delle spiegazioni che furono date ai risultati dell’esperimento è che i soggetti si erano comportati in questo modo in quanto non si sono sentiti liberi di agire volontariamente, dovendo aderire a norme imposte e, pertanto, non si sono sentiti responsabili delle condotte intraprese.

  • Un altro esperimento che si proponeva di studiare l’effetto dovuto alla percezione dell’autorità altrui, fu realizzato da Philip Zimbardo presso la Standford University dove allestì un finto carcere e selezionò 24 studenti fra i 20 e i 30 anni di età, scegliendo quelli più equilibrati e maturi assegnandoli ai ruoli di prigionieri o guardie. Ai partecipanti furono fatte indossare uniformi appropriate e le guardie vennero dotate di strumenti tipici, quali manette e manganelli, in modo da facilitare l’assunzione del ruolo indicato. Al di  là di ogni possibile previsione già al secondo giorno di esperimento si verificarono i primi episodi di violenza inaudita delle guardie ai danni dei prigionieri, mentre dopo soli cinque giorni i prigionieri mostravano un comportamento passivo, disturbi emotivi e alterato rapporto con la realtà, pertanto l’esperimento fu sospeso.

Quali spiegazioni? L’effetto Lucifero

violenti-psicopatiaDagli studi derivanti da questi esperimenti e dall’analisi psicologica degli eventi efferati che spesso accadono nella quotidianità, alcuni importanti psicologi americani quali lo stesso Zimbardo e il professor Carducci hanno concluso che la maggior parte delle persone che improvvisamente si trasformavano in assassini senza aver avuto reazioni violente erano delle persone molto timide, forse eccessivamente.

Egli ha denominato “effetto Lucifero” quel processo per cui persone ordinarie, normali, si trasformano in noncuranti e addirittura smisurati autori di malvagità.

Dopo l’esperimento, Zimbardo ha inaugurato un filone di studi sulla timidezza che egli evidenziò come una dimensione che varia enormemente nella sua entità e nelle sue manifestazioni. Partirono anche i trattamenti della timidezza presso la Shyness Clinic (Clinica della timidezza) rivolti ad adolescenti e adulti.

La tesi del professore è che la timidezza possa condizionare in maniera evidente la vita delle persone, limitando in maniera eccessiva il loro coinvolgimento a diverse opportunità sociali e questo influenzerebbe pesantemente lo stile di vita, generando un forte senso di frustrazione con potenziali conseguenze negative .

Egli ha, inoltre, puntato l’attenzione nei riguardi della struttura del sistema sociale che spesso sembra predisporre condizioni funzionali a mantenere le abitudini al male. Nel suo libro, “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?” Zimbardo mette in evidenza il meccanismo dell’influenza sociale come una possibile variabile che facilita il mantenimento di una cultura pervasa da principi ispirati alla malvagità fino ad arrivare alla sua giustificazione in presenza di condizioni particolari, giudicando, ad esempio, alcuni tipi di persone, per il solo fatto di appartenere a uno specifico gruppo, come meno degne di rispetto rispetto ad altri gruppi .

E’ così che possono accadere situazioni come quelle riportate dai libri di storia sugli atti vessatori e discriminatori dei nazisti nei confronti degli ebrei, che sono riusciti a legittimare il loro operato agli occhi  della popolazione tedesca con un’opera di influenzamento della loro opinione attraverso la comunicazione di massa, o come la possibilità che i cittadini americani si vantassero con i familiari in alcune fotografie che li mostravano nell’atto di linciare o bruciare vive delle persone africane.

Ma non è necessario fare appello a fatti eclatanti come questi per testimoniare l’effetto Lucifero, purtroppo basta spesso accendere la televisione per accorgersi quanto sia facile per gente ordinaria, normale trasformarsi in un criminale. Succede così, ad esempio, che gruppi ritenuti più fragili, e forse meno dignitosi, come le donne, gli anziani, i bambini, gli stranieri ecc.,  possano diventare vittime di atti di violenza che possono raggiungere livelli di grave intensità.

Per contrastare l’adesione irrazionale a processi di influenza sociale e aumentare la propria capacità di assunzione di responsabilità e di presa di decisione  in situazioni di interazione sociale, Zimbardo individua 10 strategie:

  1. ammettere i propri errori, tenendone conto per programmare le azioni future e per prendere decisioni;
  2. essere consapevoli di quello che si pensa o si fa, interrogarsi e riflettere, evitando un funzionamento di tipo automatico;
  3. fare in modo che ognuno sia responsabile delle proprie azioni, in modo da evitare una ripartizione della responsabilità tra le diverse persone;
  4. affermare la propria unicità e aiutare gli altri a fare altrettanto, sottolineare gli aspetti comuni con le altre persone, eliminando l’anonimato, ostacolando la deumanizzazione;
  5. imparare a distinguere le persone che meritano rispetto per età, posizione o saggezza e quelli che impongono a torto la propria autorità e il cui operato dovrebbe, invece, essere analizzato e criticato attentamente;
  6. valorizzare l’adesione al gruppo a patto che questo non ostacoli la libertà individuale e non comporti il sacrificio dei propri valori e moralità.
  7. essere attenti all’influenza che la cornice, la prospettiva in cui sono presentate le argomentazioni può esercitare sui nostri pensieri, emozioni e preferenze;
  8. tenere presente una prospettiva temporale che abbracci contemporaneamente il passato, il presente e il futuro, piuttosto che rischiare di rimanere schiacciati entro una prospettiva presente che può essere fuorviante;
  9. non sacrificare una parte della propria libertà, sia essa personale o legata alla propria appartenenza alla società, in vista di una illusoria sicurezza futura;
  10. confidare nella possibilità di fare affidamento su altre persone per poter, insieme, combattere le ingiustizie del sistema.

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