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Amore eterno e amore che “non dura”

amore che non dura

Si crede nell’amore eterno, nel colpo di fulmine, nell’anima gemella, nel “e vissero felici e contenti”, ma ciò a cui assistiamo è, invece, la fine di tante grandi storie d’amore.

L’amore è un sentimento di natura fugace e se non ben coltivato, negli anni svanisce e lascia i partners nella amara disillusione.

L’amor non dura se togli ogni lotta: bada che non ti ami in sicurezza e senza rivali, se togli la rivalità, l’amore non dura bene….’, (Ovidio,Amores, 23 a.c.).

E vissero felici e contenti?

Nel mondo occidentale si coltiva il sogno dell’amore eterno, per cui come succede nelle favole, si crede che per due persone che intraprendono un percorso insieme, il momento della formazione della coppia sia il punto di arrivo. Si crede, erroneamente, che quel colpo di fulmine che ha unito due persone, possa sigillare un patto di unione per sempre, e che quelle iniziali passionalità e affinità possano accompagnare la coppia in un eterno ‘… e vissero felici e contenti’.

Purtroppo la nostra realtà è ben lontana dallo scenario fiabesco e il matrimonio e la famiglia, sono, ormai, istituzioni prossime al fallimento. Infatti, delle coppie che arrivano all’altare, solo un terzo, circa, resiste, il restante o divorzia, o vive una relazione insoddisfacente, restando unita esclusivamente per motivi economici o psicologici.

Fino a qualche decennio fa, la famiglia era strutturata in modo molto diverso.

Era più facile credere nell’amore eterno perché innanzitutto esisteva  una netta complementarietà di ruoli, in cui la donna era madre e casalinga, dedita completamente alla casa e alla cura dei figli, con limitata autonomia culturale ed economica, e inoltre il rapporto con i vincoli sociali e morali era ben diverso: si pensi che in Italia fino al 1974 non esisteva il divorzio e fino al 1981 era possibile l’assoluzione per delitto d’onore.

Esistevano dunque dei ‘fattori di stabilità’ per cui due persone all’altare potevano serenamente pronunciare le parole ‘finché morte non ci separi’.

Monogamia, poligamia in successione e poligamia simultanea:

Anche se non apparentemente, persino la monogamia, modalità di unione istituzionalizzata da millenni, è sempre meno diffusa rispetto alla poligamia. Si chiama ‘ poligamia in successione’, il fenomeno delle unioni che si susseguono nel tempo, reso possibile da separazione e divorzi, per cui si crea uno scenario di coppia a durata variabile e con presenza o meno di figli.

La ‘poligamia simultanea’, modalità di antica tradizione, caratterizzata dal tradimento del partner e quindi della presenza di più relazioni, per lo più extraconiugali, portate avanti contemporaneamente. Fenomeno che sta coinvolgendo anche le donne al pari degli uomini.

Queste due forme di poligamia, rendono il fenomeno, in percentuale, molto più diffuso della monogamia.

Fedeltà:

La crescente tendenza alla poligamia, o meglio al tradimento, porta, dunque, a riflettere sulla natura del patto di fedeltà.

La richiesta di fedeltà, ossia l’implicito desiderio di una relazione esclusiva e duratura col proprio partner, nasce principalmente dal bisogno innato di sicurezza, per cui si cerca nel partner un referente affettivo con cui condividere le difficoltà poste dalla vita, ma si scontra con un altro bisogno, altrettanto forte: quello della ricerca del piacere sessuale. Quest’ultimo si attiva e si rinforza attraverso lo stimolo erotico, sostenuto dal bisogno di scoperta ed esplorazione di situazioni intime nuove, persone diverse, emozioni e sensazioni mai vissute.

In quest’ottica, la fedeltà rischia spesso di diventare una prigione.

La coppia che condivide il valore della fedeltà si scontra quindi con l’impulso sessuale che, se non adeguatamente coltivato, fatica a mantenersi vivo e appagante nei confronti del proprio partner.

 

Donna “per bene“, donna “per male“:

Questo problema non era contemplato per la coppia stabile del passato, in cui alla donna ‘per bene’, moglie e madre, era dato il ruolo di ‘angelo del focolare’ e come tale non le poteva essere concessa l’espressione del piacere sessuale. Una battuta dal film di Monicelli ‘I soliti Ignoti’ (1958), lo esprime molto bene: ‘Donna cuciniera prendila per mugliera, donna piccante pigliala per amante’.

 

Per quale motivo il matrimonio o la convivenza rappresentano spesso la tomba della passione e quindi, di conseguenza, anche dell’amore?

Facilmente si ricorre a dire che l’abitudine, i figli piccoli, il lavoro, lo stress e la fatica di ogni giorno logorano il desiderio, mentre purtroppo le ragioni sono molto più insidiose.

La coppia stabile nasce, oggi come ieri, per una buona parte dei casi, anche se non del tutto consapevolmente, dal bisogno di sicurezza. La presenza costante di un partner al nostro fianco assicura una sopravvivenza verso le difficoltà, le paure del proprio contesto, per cui la compagna o il compagno scelto deve possedere qualità riconoscibili in ogni momento come la affidabilità, la stabilità, la responsabilità, e, per dirla in una sola parola: una buona prevedibilità.

Sternberg(“A triangular theory of Love”, 1986) sostiene che la stabilità della coppia è paragonabile ad un triangolo, per cui, affinché l’amore possa essere profondo e duraturo devono coesistere e in parti uguali, come i lati di un triangolo equilatero, tre fattori fondamentali: l’intimità (intesa come condivisione e affinità, complicità), la progettualità (decisione di amare qualcuno e l’impegno a portare avanti la relazione), la passione ( l’eros e il piacere sessuale). Impresa molto difficile ma non impossibile.

Innamorarsi:

L’innamoramento, l’iniziale incontro, rappresenta solo l’ingresso di due persone nel giardino magico dell’amore che può diventare reale solo se coltivato (J. B. Verde, 2005). E come definisce Sternberg, esso deve essere coltivato bilanciando molto accuratamente gli ingredienti indispensabili. La passione, l’eros nello specifico, è un fiore che necessita cure molto particolari, prima fra tutte: l’arte della seduzione.

La seduzione, il condurre a sé, significa porsi di fronte all’altro come diverso e desiderabile, ed è proprio questo l’aspetto che viene a mancare quando la coppia si consolida e perdura, in quanto, essa invece va a concentrarsi proprio nel suo esatto opposto, nella prevedibilità.

Nella prevedibilità, nella messa al sicuro dell’oggetto d’amore con il matrimonio, come gettare acqua sul fuoco della passione, l’eros, resta spesso una dimensione secondaria, senza le opportune cure ed attenzioni. E il graduale risveglio dalla favola ha il suo inizio.

Come dire che al posto dei cosiddetti ‘fattori di stabilità’, vanno assicurati dei ‘fattori di felicità, affinché l’amore e la coppia possano sopravvivere.

L’eros non un inizio ma un cammino:

L’eros, può essere visto, dunque, non solo come componente iniziale di una relazione, ma come un cammino della coppia, fatto di una crescente intesa sessuale, di scoperte, di piaceri condivisi e di percorsi all’interno della fantasia di entrambi. È solo in questo modo che il naturale indebolirsi della passione iniziale, sbocciata con l’entusiasmo dell’innamoramento, può essere compensata dal legame del piacere, costruito all’interno di una vita sessuale appagante.

Il piacere condiviso dovrebbe divenire, l’antidoto alla crisi, ossia, quel traguardo incantevole, raggiunto centinaia di volte, dove si torna sempre volentieri, e insieme.

 

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Dettagli sull'autore

Ilaria Paoli

Psicologa Psicoterapeuta Rogersiana e Consulente Sessuale
Iscr. all’Ordine degli Psicologi della Toscana: n. 2860

Cell: 339 3654149
E-mail: ilaria.paoli@spazio-psicologia.com

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