Rivelare l’abuso: “Non dirlo a nessuno. Sarà il nostro piccolo segreto…”

abusoÈ emerso da svariate ricerche che rivelare gli abusi contribuisce significativamente al benessere del minore; ma allora perché i bambini non sempre lo rivelano?
Possono esserci varie ragioni che spiegano il motivo per cui l’abuso viene taciuto e svariati fattori che vanno a influire sulla scelta di rivelare o non rivelare l’abuso, tra cui: l’età, il sesso, la presenza/assenza di PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder, che approfondirò nel prossimo articolo), la relazione con il perpetratore e, infine, la gravità, durata e frequenza dell’abuso.
Oltre a tutti questi c’è un tema ricorrente in tutte le situazioni di abuso infantile, ossia il tema della minaccia e del segreto.

Alcuni bambini hanno paura a confidarsi con qualcuno su quanto avvenuto perché l’abusante li ha convinti, ad esempio, che farà del male ai loro genitori o che la madre morirebbe di dolore se lo venisse a sapere, ecc. Questi bambini hanno, quindi, bisogno di ricostruire legami di fiducia che li aiutino a “ripulire” la mente da tutte le bugie e le falsità che sono state fatte loro credere. Spesso la relazione e il lavoro terapeutico sono fondamentali proprio per questo: hanno l’obiettivo di stabilire quel tipo di legame, in modo che il piccolo paziente possa finalmente liberare la mente e l’immagine di sé dalla colpa di cui pensa di essere responsabile, perché ciò è quello che gli ha fatto credere l’abusante (D’Ambrosio, 2010).

Spesso nei racconti traumatici di questi bambini emerge la presenza di elementi bizzarri, dati dagli alti livelli di stress e dal senso di impotenza provati dal bambino; essi non sono indice di scarse capacità di differenziare eventi reali da eventi fantastici/immaginativi, ma possono derivare proprio dalle minacce che son state formulate dal perpetratore durante gli abusi (Bruck et al., 2002).

Facile, quindi, capire come queste minacce assumano per il bambino un senso di realtà notevole a causa del forte impatto emotivo che hanno.
Mantenere il segreto, quindi, è di per sé un trauma, la cui comparsa e le cui conseguenze emotive rimangono, la maggior parte delle volte, sepolte: il segreto pesa sul bambino, pesa su ogni suo atto, su ogni sua parola e sulle sue relazioni con gli altri. Nel caso dei bambini più piccoli, condannati al silenzio, il dolore per gli abusi non si dissolve da solo, ma aumenta sempre di più, inasprendosi.

La pressione a mantenere tutti questi segreti ha un ruolo significativo anche nel provocare amnesia.

Steinberg e Schnall (2006) affermano, infatti, che, quando, ad esempio, un padre obbliga il figlio a fare sesso con lui minacciandolo o quando un bambino racconta l’abuso e non viene creduto, allora il minore è indotto a scindere il ricordo del trauma dalla coscienza. Lo dimentica perché teme di essere portato alla pazzia da un tradimento troppo doloroso da sopportare. Pertanto, costretti a vivere con un segreto di questo calibro e ammutoliti dalle paure di ritorsione, questi bambini sono incapaci di trovare conforto o di rivolgersi a qualcuno che sia disposto ad aiutarli.

La complessità della rivelazione è difficile da comprendere se non si prendono in dovuta considerazione tutte le dinamiche dell’abuso sessuale infantile e, in particolare, delle “tattiche” utilizzate dal perpetratore, anche per imporre il segreto e il silenzio dell’abuso stesso. Affinché questi bambini mantengano il segreto vengono minacciati, corrotti o costretti con la forza a non dire a nessuno ciò che accade, in modo da far nascere in loro la paura di ritorsioni su di loro o sui propri cari (se non fanno come gli vien detto). Allo stesso modo, la minaccia di “sfasciare” la famiglia, nei casi di abuso sessuale intrafamiliare, e il rischio di venir tolti dalle cure dei genitori rinforza nel bambino la convinzione che, di fatto, sia meglio mantenere il segreto sull’abuso sessuale (Jonzon&Lindblad, 2004).

 

<<Adesso ti riaccompagno giù, va bene? Simone, hai fatto una cosa brutta, lo sai vero? Se lo dici a qualcuno sai che ti sgrideranno? Sai quante botte? Io sono grande, mamma e papà sono grandi, tu hai fatto una cosa brutta, ma io non dirò niente. È un segreto, va bene? I grandi si arrabbiano se lo vengono a sapere. Ma io tengo il segreto, con te…>> (da “Avevo sei anni e mezzo”, di Simone Di Maggio)

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

Per approfondire il tema:

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