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Un problema di nome “Gambling”

gamblingQuando sentiamo la parola “dipendenza” a cosa pensiamo?

Generalmente questo termine viene associato alle più comuni sostanze d’abuso: cocaina, eroina, alcool, nicotina. Eppure, c’è un’ampia fetta di dipendenze delle quali si conosce e si parla ancora troppo poco: le dipendenze comportamentali.

 

Queste new addictions (Griffiths, 1995) sono definite behavioural addictions, poiché non sono legate ad una sostanza bensì ad un comportamento reiterato nel tempo che causa importanti compromissioni nella vita relazionale, sociale e lavorativa del soggetto. Alla base ci posso essere fenomeni psicopatologici come il discontrollo degli impulsi o uno spettro ossessivo-compulsivo.

In particolare, tra queste addictions è in largo aumento la dipendenza da gioco d’azzardo, o gambling (GAP).

Chi soffre di questo disturbo lo definisce “peggio di una droga”, un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne. Non è raro, infatti, che i soggetti  chiedano aiuto solo nel momento in cui sentono di aver perso tutto. In primis i soldi: il giocatore d’azzardo, davanti al videopoker, non ha più la percezione del denaro e nel giro di pochi minuti riesce a perdere anche ingenti somme. Comuni sono i casi in cui si rivolgono agli amici per farsi prestare dei soldi con la promessa di restituirli prima possibile.

gioco d'azzardo

Successivamente il problema della dipendenza diventa anche un problema della coppia. Il partner, infatti, sviluppa dei sentimenti di rabbia, di sfiducia e di esasperazione nei confronti dell’altro/a dati da episodi di vita quotidiana legati ai soldi: il chiedere di andare a pagare una bolletta ad esempio, o di andare a fare la spesa, sono compiti che non verranno svolti poiché il giocatore sentirà di dover spendere quei soldi alle macchinette o scommettendo.

I giocatori descrivono il videopoker in maniera diversa dalle scommesse. Le macchinette, ormai diffusissime in quasi ogni bar, sala giochi e tabaccheria, hanno un potere ipnotico: le luci, i colori, i suoni, contribuiscono a far sentire il giocatore completamente assorbito e isolato da ciò che gli accade intorno; in quel momento esistono solo lui e il videopoker. La macchinetta dà la sensazione di immediatezza, è lì disponibile in qualsiasi momento, è veloce, le perdite (decisamente più frequenti delle vincite) sono così repentine da non dare nemmeno il tempo  al gambler di realizzare quanto ha perso.

Al fattore pecuniario si aggiunge anche il fattore tempo. Come succede in tutte le dipendenze, la maggior parte della giornata di un soggetto dipendente è impiegata nella ricerca e nel consumo della sostanza (per quanto riguarda le droghe) e, per quanto riguarda il gambling, nella ricerca di soldi e di una videopoker. Non è difficile immaginare le conseguenze: la famiglia viene trascurata, gli amici si allontanano perchè dopo aver prestato dei soldi, spesso con la promessa di una restituzione oppure con la frase “giuro che è l’ultima volta”, non si fidano più, il partner si allontana, deluso, perchè sa di non poter più fare affidamento.

gapE il lavoro?

Il lavoro viene compromesso da una serie di fattori che vanno dal trascurarlo al non riuscire più a mettere da parte soldi perchè così come vengono guadagnati, vengono subito dopo persi giocando.

Generalmente, sono le famiglie dei giocatori a rivolgersi ai centri che si occupano dei trattamenti delle dipendenze e prendono un appuntamento per loro. Comune è il sentimento della vergogna che accompagna i colloqui con i professionisti del settore: ci si vergogna perchè ci si sente causa dell’infelicità delle proprie famiglie, perchè si trascurano i figli, perchè si hanno debiti con i gestori dei bar e con gli amici. Spesso è proprio questo forte di sentimento a far scaturire una motivazione intrinseca nel voler risolvere il problema.

Il tentativo di suicidio è uno dei modi utilizzati per porre fine al forte senso di malessere e di inadeguatezza che il gambler percepisce. Fondamentalmente, il giocatore sa benissimo come funziona il meccanismo del gioco, ma in quel momento c’è un vero e proprio scontro tra la sua parte razionale, ovvero “so che il videopoker mi farà perdere molti soldi” e la parte impulsiva “Gioco, ci riprovo, ci riprovo, ci riprovo”. Paradossalmente, è proprio lo scontro tra queste due parti che causa il forte malessere: da un lato il tentativo di fermarsi, ma dall’altro l’impulso di tentare nuovamente la fortuna e di provare a soddisfare il desiderio di provare sensazioni forti, placando l’ansia che precede l’inizio del gioco.

Quali sono i fattori predittivi?

Innanzitutto, il GAP ha comorbidità con depressione, ansia, disturbi di personalità (soprattutto del cluster B e C), disturbi del controllo degli impulsi e disturbo bipolare.

Inoltre fattori demografici quali l’età, il sesso, il livello d’istruzione e l’ambiente familiare sono predittivi di comportamenti a rischio. In genere gli uomini tendono a utilizzare i videopoker, le donne, invece, utilizzano più il bingo o il “gratta e vinci”. Si tratta spesso di donne con problemi di ansia e depressione, che utilizzano il gioco per evadere da una realtà di sofferenza o da situazioni spiacevoli.

La presenza di genitori con GAP è un altro fattore predittivo importante: spesso i giocatori hanno genitori con lo stesso problema. Fondamentale, quindi, è l’imprintingIl soggetto che ha familiarità con questo comportamento,  in concomitanza con fattori situazionali, emotivi ed ambientali, è sicuramente più a rischio di altri.

Cosa fare se si soffre di GAP?

La terapia del GAP prevede l’associazione del trattamento psichiatrico farmacologico (con farmaci stabilizzatori dell’umore, antidepressivi) con un trattamento psicoterapeutico che valuti eventuali disagi intrapsichici o relazionali per permetterne l’elaborazione consapevole ed eliminare le motivazioni che inducono al gioco.

 

Scritto da Valentina Costanzo.

 

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Spazio Psicologia è un progetto ideato dalla dott.ssa Laura Duranti.
La redazione di spazio-psicologia.com è composta da psicologi e psicoterapeuti con differenti orientamenti e formazioni.

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