Ragazzi, internet e i Social network: il ruolo educativo della scuola

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“Internet è una realtà meravigliosa. Noi adulti abbiamo il dovere morale di imparare ad “aggeggi are” con quelle macchine che lo sviluppo tecnologico ci ha messo in casa: dobbiamo affrontare con coraggio la sfida di questa nuova alfabetizzazione, andare incontro alla frustrazione che di certo proveremo davanti ai fallimenti che ci ridicolizzeranno, specialmente nel confronto con la genialità spontanea dei ragazzi che ci stanno a guardare alle prese col copia incolla…Noi docenti non possiamo più davvero continuare a dire “Io, lo ammetto, sono tecnologicamente inniorante”.

(Antonella Landi, Tutta colpa dei genitori, Mondadori 2010)”

Lo scenario del web 2.0: i Social network e l’era di Facebook

Internet è una realtà in continuo sviluppo, sempre più alla portata di tutti, grazie alla diffusione di connessioni wi-fi e supporti elettronici come smartphone e tablet.

I nuovi media rappresentano quindi un aspetto esistenziale importante nella vita dei giovani della società contemporanea, i cosiddetti nativi digitali, cioè coloro che nascono e crescono assieme a Internet, al computer e agli altri dispositivi digitali. Con l’evoluzione tecnologica, ciò che prima era demandato al personal computer o al portatile, oggi lo si può fare direttamente dal cellulare, che permette di sfruttare le potenzialità della Rete ovunque ci si trovi.

I più giovani si trovano quindi catapultati in un mondo globale, sottoposti a continua visibilità e paragoni. Stiamo parlando di un mondo dove la competizione non si gioca più unicamente su un piano reale, ma anche su uno virtuale.

Oggi più che mai, Internet è una risorsa di cui non è possibile fare a meno, è corretto definirlo lo strumento più democratico che esista, in quanto consente a ciascuno di noi di esprimere la propria opinione, mettendo a disposizione nuove e diverse opportunità di apprendimento, relazione e comunicazione. Impedire ad un ragazzo di accedere alla rete sarebbe un po’ come chiuderlo in casa. Ne uscirebbe privo degli strumenti necessari ad affrontare il mondo e a capirne le regole.

Come ogni strumento all’avanguardia, però, Internet va usato con cognizione di causa. Bisogna formarsi e informarsi per padroneggiarlo, per capire cosa ci piace e cosa no, cosa può essere un vantaggio e cosa preferiamo invece evitare.

Insegnare al ragazzo come muoversi nel mondo è compito dell’adulto, in quanto più esperto e competente. Nel caso delle nuove tecnologie, però, si assiste ad un ribaltamento di questa prospettiva: è l’adulto che si muove a tentoni nel mondo virtuale e, solitamente, questo gap accresce ancora di più la percezione, già insita negli adolescenti, degli “grandi” visti come appartenenti a un universo distante e profondamente diverso dal proprio.

Appare quindi evidente come sia necessario compiere uno sforzo e cercare di seguire le nuove generazioni sul loro territorio espressivo col fine di avvicinare due mondi, ponendoli in comunicazione tra loro. Si tratta di supportare e guidare i più giovani, educandoli ad un approccio ragionato e critico nei confronti del virtuale. Infatti, se è vero che i ragazzi hanno una cultura digitale superiore, è anche vero che sono sprovveduti su altri aspetti. Manca loro la maturità che si acquisisce con la vita e con l’esperienza e ciò li rende privi delle adeguate protezioni necessarie a evitare gli errori e i brutti incontri, nella vita reale come in quella virtuale.

Verso una rivoluzione pedagogica

internetAlla scuola, principale agenzia educativa assieme alla famiglia, spetta il delicato ruolo di  istruire i ragazzi circa un corretto utilizzo dei Nuovi Media, facendo leva non solo su una componente affettiva e morale, ma anche su una formale e culturale. Gli insegnanti, quindi, devono avvicinarsi al mondo degli studenti, comprenderne le esigenze e facilitare un utilizzo integrativo dei Nuovi Media, volto a promuovere e sfruttarne appieno le potenzialità.

Ma quali sono le caratteristiche della nuova era digitale che impongono agli adulti un adeguamento delle misure educative?

Innanzitutto la portabilità, ovvero la possibilità di avere sempre con sé un’apparecchiatura elettronica con la quale accedere alla rete, come conseguenza della miniaturizzazione delle applicazioni informatiche (si pensi agli smartphone).

Si parla poi di interattività: il flusso della comunicazione non è più unidirezionale, come nel caso della televisione, ma multidirezionale. L’utente ha quindi la possibilità di interrogare i media secondo le proprie esigenze e di costruire dei sistemi relazionali con altri utenti.

Infine, il concetto di generatività indica come i Nuovi Media permettano all’utente di passare dalla posizione di spettatore a quella di autore: scattare una fotografia o un video con il proprio smartphone e poi pubblicarlo in internet è oggi estremamente facile, con il risultato di non poter più parlare di una produzione separata dal pubblico: il pubblico è la produzione!

Consigli utili per gli insegnanti: imparare a “media-educare”

Il contesto scolastico si trova oggi di fronte a una duplice sfida: implementare le proprie competenze sul mondo del virtuale ed elaborare nuove strategie educative che permettano non solo di istruire uno spettatore che sia competente e preparato, ma anche di formare un soggetto che risulti responsabile, sia quando naviga contenuti che quando ne produce di propri.

Seguendo le basi della Media Education, gli insegnanti possono inizialmente concentrarsi su tre aspetti principali:

  1. Livello affettivo: l’obiettivo del docente sarà quello di stimolare una riflessione sul ruolo che i Nuovi Media svolgono nella vita dei ragazzi, cercando di evidenziare i bisogni interiori a cui tali Media rispondono.
  2. Livello tecnico: il docente cercherà di educare ad un processo di alfabetizzazione reciproca, dove sia studenti che insegnanti familiarizzeranno con gli strumenti e le loro funzionalità.
  3. Livello civico: il docente si impegnerà a stimolare nei ragazzi una riflessione sul comportamento proprio e altrui, in modo da trovare la strada affinché sia possibile tradurre i propri bisogni in diritti e riconoscere che questi vanno rispettati.

Da un punto di vista tecnico, quali strumenti sono necessari?

La Media Education può essere realizzata sia utilizzando gli strumenti multimediali (Internet e cellulari) all’interno della didattica, che riflettendo su di essi.

Come sottolineava Rivoltella, la Media Education può quindi essere svolta con i Media (servendosi quindi dei Media per insegnare tramite, per esempio, lezioni fatte con il computer: insegnare la geografia attraverso il cinema, o la storia attraverso il computer), e ai Media (considerando quindi le tecnologie come tema della didattica). Nel primo caso la finalità sarà quella di avvicinarsi ai ragazzi e di rendere l’apprendimento a scuola un’esperienza più fruibile e vicina al loro mondo. Nel secondo caso, invece, si insiste sulla promozione del senso critico, sulla creazione di un consumatore dei Media attivo, autonomo e creativo. In quest’ottica, qualsiasi docente, a prescindere dalla materia di competenza, può utilizzare la Media Education all’interno del proprio programma.

Concludendo

Come è stato illustrato, tramite la Media Education gli insegnanti e gli studenti sono entrambi chiamati a svolgere un ruolo attivo. Attraverso questa didattica, può emergere in classe il mondo dei ragazzi, il mondo in cui essi si rappresentano ed utilizzano i Nuovi Media, i loro interessi, i loro pensieri, le loro emozioni. In questo modo è possibile aiutarli a riflettere su tali dimensioni, rendendoli consapevoli e responsabili nell’utilizzo dei Media.

Per approfondire:

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