Potenziare il pensiero

intelligenza potenziare il pensiero

L’intelligenza è una prerogativa dell’uomo, è ciò che costituisce il nostro essere e dà vita alle nostre attività quotidiane, professionali ma non di meno relazioni, eppure darne una definizione è un compito non semplice. Ancora oggi nella mentalità comune si tende a descrivere l’intelligenza come le capacità possedute da un individuo o, purtroppo non di rado, come la sua “bravura”, e a caratterizzarla come qualcosa di definito e definitivo.

Intorno agli anni ’50 uno psicologo israeliano, Reuven Feuerstein, ha introdotto una teoria rivoluzionaria, quella della modificabilità cognitiva strutturale, secondo la quale le capacità intellettive sono modificabili. Lo studioso israeliano ha affermato:

Ogni individuo è dotato di una zona di sviluppo prossimale, intendendo con essa le capacità migliori che una persona è in grado di esprimere attraverso un processo di mediazione, che permette un apprendimento adattivo e progressivo

Nella sua teoria Feuerstein ha enunciato che le difficoltà cognitive e di apprendimento che un individuo può incontrare non sono ineliminabili, ma permane una possibilità di cambiamento attraverso forme appropriate e flessibili di intervento. Questa posizione segnò un netto cambiamento nel modo di concepire il cervello umano, le sue capacità e lo stesso concetto di intelligenza. La tradizione degli studi sull’intelligenza aveva sempre posto il focus dell’attenzione sugli effetti dei processi cognitivi, sul prodotto ottenuto, quantificabile e perciò sugli effetti della propria esperienza passata, tralasciando di verificare come una determinata prestazione si verifichi e da cosa sia determinata.

L’approccio di Feuerstein, invece, osserva la persona nel suo complesso e sostiene l’importanza di non misurare cosa essa sia in grado di fare oggi ma dove potrebbe arrivare se solo gliene fosse data la possibilità. Egli, pertanto, evidenzia la possibilità di una modificazione stabile nel tempo delle funzioni e prestazioni cognitive attraverso la condivisione di stimoli adeguati e di comportamenti che richiedono l’attivazione della persona, all’interno di una situazione relazionale significativa di apprendimento mediato nel quale il mediatore conduce l’individuo verso l’auto-regolazione e l’auto- valutazione. All’interno di questa relazione l’individuo è portato a costruirsi una progressiva consapevolezza del proprio sé, ovvero è portato a riflettere sui propri processi mentali, emotivi, comportamenti e azioni determinandone una modifica e il loro controllo.

La pretesa non è quello di trasformare l’individuo, ma il lavoro di Feuerstein ha avuto il compito e il merito di fornire le indicazioni per lavorare in direzione del potenziamento del nostro modo di pensare e agire.

 

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