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Psicopatologia e Sport

Psicopatologia e sportPsicopatologia e Sport

I professionisti psicologi, che operano in campo sportivo, considerano la psicologia dello sport come una branca della psicologia che però utilizza strumenti propri e differenti rispetto alla psicologia clinica classica. Considerato che la “domanda” (ovvero le richieste da parte di chi contatta lo psicologo) è differente, o almeno, è circoscritta ad un ambito definito, come quello dello sport, molto spesso è vero che gli strumenti e le tecniche utilizzate sono specifiche per l’ambito sportivo. Anche quando parliamo di psicopatologia, infatti, ci sono alcuni studi che hanno cercato di definire quali potessero essere le psicopatologie legate allo sport e a chi lo pratica. Vediamo quindi il legame tra psicopatologia e sport.

 

Che tipo di patologie?

All’interno della Psicologia dello Sport, l’ambito della psicopatologia dello sport, cioè l’area che si occupa delle manifestazioni psicopatologiche degli atleti, è stato approfondito poche volte ma con risultati comunque validi e interessanti. La carica emotiva connessa all’attività fisica, sia che si tratti di attività dilettantistica sia di sport agonistico ad alto livello, gioca un ruolo importante nelle manifestazioni psicopatologiche, agendo come fattore scatenante, oppure come aggravante di disturbi psichici già presenti. Possiamo infatti suddividere le patologie in ambito sportivo, in due categorie:

  1. fattori strettamente legati alla specifica situazione sportiva;
  2. fattori insiti nella preesistente impostazione della personalità.

I secondi sono i fattori psicopatologici che, all’interno dell’individuo, prescindono dallo sport ma che in esso possono emergere creando problematiche più o meno gravi all’atleta. Non starò qui ad elencare i vari disturbi psicopatologici che possono nascere all’interno degli individui ma è importante capire quanto questi possano essere un problema anche all’interno dell’ambito sportivo. Per quanto riguarda questo tipo di disturbi, il consiglio è di cercare di approfondire le cause presso un professionista psicoterapeuta ricordando però che, molto spesso, praticare uno sport può dare molti benefici ad individui che soffrono di qualche patologia psicologica, cercando però di conoscere a fondo il tipo di disturbo e applicandolo all’attività sportiva più idonea.

crisi e sportPatologie specifiche dello sport

Mi soffermerò ora a parlare dei primi tipi di disturbi (psicopatologia specifica sportiva) poiché sono i fattori che si riferiscono esclusivamente alla pratica sportiva, manifestazioni psicopatologiche che nascono nella pratica agonistica o in una carriera sportiva. All’interno della categoria psicopatologia specifica troviamo le varie patologie suddivise principalmente in due gruppi:

1. Le sindromi da paura dell’insuccesso, che derivano cioè dal timore di non poter raggiungere l’obiettivo della vittoria durante una gara o una stagione agonistica. All’interno di questo gruppo troviamo:

  • La sindrome pre-agonistica, caratterizzata dall’incapacità di gestire l’ansia nell’immediata vigilia di un evento caratterizzato da un intenso coinvolgimento emotivo sul quale il soggetto investe molte risorse mentali, fisiche o economiche (ad esempio una gara importante per la stagione). La sintomatologia di questa sindrome è caratterizzata da eventi psichici (isolamento, rifiuto di colloquio, difficoltà nei rapporti interpersonali, ideazione passiva, labilità affettiva) e fisici (disturbi del sonno, parasonnie motorie, disturbi dell’alimentazione, iperestesia emotiva, lieve innalzamento della temperatura).
  • La sindrome del campione, è una sindrome particolare che caratterizza non più dell’1 o 2% degli atleti. Solitamente colpisce gli atleti che sono molto noti all’opinione pubblica per cui tutti i comportamenti, sia in gara che “fuori dal campo” sono sotto i riflettori dei tifosi e dei telespettatori. Per riuscire ad emergere in uno sport, un atleta deve avere un modo personale corretto di gestire la tensione agonistica, ma, a volte, per via delle pressioni eccessive dovute all’attività agonistica, per un isolamento affettivo dovuto a diverse trasferte e allenamenti lontani da casa e disorientamento dovuto alle valutazioni dei tifosi (ipervalutazione quando vince, svalutazione eccessiva quando perde), il campione non è più in grado di gestire la pressione emotiva e la propria aggressività.

La sintomatologia presenta eccessi di aggressività (caratterizzati da perdita del controllo della realtà, per cui ogni evento negativo viene interpretato in termini di sfortuna o persecuzione mentre ogni vittoria viene vissuta con atteggiamenti istrionici), eccessi d’ansia (caratterizzati da una ricerca di giustificazioni per ogni prestazione insufficiente, da “fughe” dagli allenamenti per via di condizioni fisiche non ritenute adeguate, o da periodi di stop nei momenti importanti della stagione, sempre per motivi di salute fisica), eccessi di compensi (l’esempio più evidente è l’utilizzo di sostanze dopanti per poter ottenere uno standard sempre più elevato agli occhi dei tifosi, della dirigenza e degli sponsor).

2.  Le sindromi da paura del successo: sono dei fenomeni all’apparenza paradossali ma tutt’altro che rari in cui, l’atleta, nell’affrontare un confronto agonistico, sviluppa una paura di vincere.
Nell’ambito di queste sindromi possiamo trovare:

  • La depressione da successo, quando l’atleta, dopo aver raggiunto un obiettivo ricercato a lungo con sacrifici mentali e fisici, prova sentimenti disforici alla situazione (veri e propri sentimenti depressivi).
Esiste una spiegazione psicodinamica alla depressione da successo, infatti, secondo vari studi, al raggiungimento dell’obiettivo, corrisponderebbe una distruzione dell’oggetto desiderato (la meta raggiunta appunto) che genera quindi nel soggetto un senso di grave perdita. Un altro aspetto psicologico potrebbe essere dovuto alla sensazione di ansia derivante dalla paura di non riuscire a ripetere il successo ottenuto.
  • L’inibizione al successo (Nikefobia), di cui abbiamo già parlato precedentemente ma che si può riassumere come un blocco psicologico e fisico che, per una serie di cause (approfondite nell’articolo dedicato) portano un atleta o una squadra a perdere la possibilità di vincere un torneo o un campionato proprio quando la meta è molto vicina.

Come affrontarle?

I professionisti che si occupano di psicologia dello sport sono in grado di poter offrire strumenti adatti a comprendere quale tipo di problematica possa essere alla base di determinati “blocchi” , fornendo la possibilità agli atleti di affrontare percorsi tramite cui riusciranno a poter dare il massimo della propria potenzialità durante le gare di tutta la stagione sportiva.

 

 

Per approfondire:

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Dettagli sull'autore

Edoardo Ciofi

Dottore in Psicologia Clinica e di Comunità, esperto in psicologia dello sport

Cell: 334-5012025
E-mail: edoardo.ciofi@spazio-psicologia.com

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