Sesso e amore: come parlarne?

educazione-sessuale-rivista-madreHo avuto il piacere di essere intervistata, insieme ad una collega, dalla giornalista Maria Angela Masino per il mensile “Rivista Madre” di Maggio 2013, su una tematica a me molto molto cara: l’educazione sessuale in famiglia e a scuola.

 

Per dar modo anche a chi, non avendo modo di acquistarla (non viene venduta in edicola, ma solo in oratori/chiese e su abbonamento) ha comunque il piacere di leggere l’articolo suddetto e approfondire questa tematica, posto lo stesso qui di seguito, sperando di suscitare in voi una riflessione e ricevere commenti e spunti utili sull’argomento.

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Buona lettura 🙂

 

 

 

 

Una gran parte dell’educazione sessuale avviene senza il benestare dei genitori: negli spogliatoi, alle feste, attraverso i disegni sui muri, gli scherzi e le battute, i film e la televisione. Spesso avviene con modalità sensazionali e distorte. Ma i ragazzi a quest’età hanno bisogno di una bilancia su cui pesare tutte queste immagini e i genitori devono essere quella bilancia.

mette in evidenza Laura Duranti, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa. Quattro ragazzi su cento conoscono eros attraverso gli amici, due su cento dalla propria madre, solo uno su centocinquanta dal padre. Molti genitori sono ancora convinti che evitando discorsi sul sesso o rimandandoli il più possibile i loro figli non si occuperanno dell’argomento per molto tempo. In realtà questo atteggiamento non fa che peggiorare le cose.

Alcuni studi americani hanno rivelato che un terzo dei pre-adolescenti, per l’esattezza tredicenni, che avevano già avuto rapporti completi dichiarava di non aver mai parlato con propri genitori di sesso

spiega Laura Duranti. Non parlare di “certe cose” genera solo confusione, aumenta i tabù e soprattutto il rischio di incontri e storie avventate di cui non si prevedono conseguenze emotive e sociali. Senza diventare meccanicisti o eccessivamente poetici, i genitori, secondo i sessuologi, dovrebbero affrontare l’argomento sesso con i loro figli fin dalla prima infanzia chiamando le cose con il loro nome. Vediamo età per età come fare.

rivista-madre-1rivista-madre2

DALLA NASCITA AI SEI ANNI

Nei primi due-tre anni di vita è importante che i bambini si sentano accolti, amati: è il senso del tatto il primo contatto con l’esterno che vivono i piccoli, utilizziamolo anche per favorire le sensazioni piacevoli che derivano dall’essere coccolati. E’ così che il corpo e la mente imparano il linguaggio dell’affettività

spiega Francesca Romana Tiberi, psicoterapeuta.  Verso i tre-cinque anni molti manifestano curiosità su diverse questioni riguardanti il sesso e hanno bisogno di risposte chiare, oneste e brevi.

 

Bisogna considerare queste richieste, come qualsiasi altra domanda evitando spiegazioni fantasiose: se il piccolo vuol sapere per la prima volta da dove vengono i bambini,  gli si potrebbe rispondere che “un bimbo cresce nella pancia della sua mamma”, senza aggiungere altro che, data l’età, faticherebbe a comprendere

dice la dottoressa Duranti. Si può anche iniziare a parlare di maschietti e femminucce  facendo riferimento alle differenze rispetto agli organi sessuali. Ricordiamolo: sarebbe preferibile utilizzare sempre i nomi corretti per le diverse parti del corpo, quando si parla di sessualità.

 

DAI SEI AI DIECI ANNI

A questa età, i bambini sono più grandi e iniziano ad andare a scuola, avendo dunque una maggiore competenza e conoscenza anche in termini di biologia.  Si può quindi ampliare la spiegazione precedentemente data, descrivendo gli aspetti fisiologici della riproduzione e della gravidanza: si può parlare ad esempio di ovulo della madre e spermatozoo del padre che quando si incontrano possono generare una nuova vita che cresce all’interno della pancia della mamma.

aggiunge Laura Duranti. Intorno agli otto anni è corretto cominciare a dare informazioni sui cambiamenti del corpo durante la pubertà,  sulla identità sessuale restando molto aperti ai possibili commenti.

Occorre favorire un dialogo confidenziale in modo che i ragazzi si sentano liberi di esprimere le loro perplessità e paure

spiega la psicologa Francesca Romana Tiberi.

 

DAI DIECI AI QUINDICI ANNI

Iniziano i cambiamenti del corpo e sentimentali, avanza la tempesta ormonale. Soprattutto intorno ai 12-13 anni i ragazzi si innamorano, vivono profondi sbalzi di umore, si sentono confusi e spiazzati. I genitori dovrebbero rassicurarli spiegando che queste trasformazioni sono normali così come sono altrettanto normali i disagi, le difficoltà, le paure e il senso di insicurezza che accompagna questa metamorfosi. Si può iniziare a descrivere più approfonditamente in cosa consistono le relazioni affettive  di amicizia e amore, quali sono i loro valori.

Importante porre dei limiti alla libertà sessuale sottolineando che è meglio attendere ad avere relazioni intime perché dire sì a un rapporto sessuale è qualcosa di “grande” che comporta profondi cambiamenti di vita a cui i ragazzini a quest’età non sono pronti

dice ancora Francesca Romana Tiberi. Importantissimo è anche presentare, senza troppi giri di parole i diritti e le responsabilità rispetto alla sessualità e in che modo le scelte attuali potranno influenzare la vita futura. In base a quello che è lo sviluppo specifico di ogni ragazzo si possono poi introdurre argomenti riguardanti le malattie a trasmissione sessuale. Verso i quindici anni, se necessario, si può approfondire l’intimità di coppia con l’aiuto di un esperto (medico o educatore sessuale) e il corretto uso di metodi controllo delle  nascita e la loro efficacia.

«Infine, teniamo presente questa regola: quando si parla con i propri figli di sesso è bene ascoltare anche quello che hanno sentito dire da amichetti o televisione focalizzando la loro attenzione su un concetto fondamentale: la sessualità è un’esperienza gratificante ed emotivamente forte, soprattutto se condivisa con una persona che si ama»

conclude Laura Duranti.

 

rivista-madre3EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA?

La scuola e la famiglia dovrebbero ricoprire un ruolo più attivo in questo campo. Sono i giovani stessi a chiederlo. Il 64% dei ragazzi vorrebbe reperire più informazioni riguardanti il sesso a scuola e il 44% a casa.
In molti Stati d’Europa l’educazione sessuale fa parte integrante dei programmi formativi da diversi anni. In Svezia, fin dal 1956 viene trattato l’argomento già nelle scuole elementari. L’Olanda, dove da 30 anni il governo sponsorizza il programma “Amore per tutta la vita” nelle scuole medie inferiori e superiori è il paese con la percentuale di ragazze madri tra le più basse al mondo.
Per quanto riguarda l’educazione sessuale impartita in famiglia negli ultimi anni le cose sembrano essere migliorate anche in Italia. Da un’indagine demoscopica, condotta da Astra Ricerche, risulta che il 40% delle italiane con meno di 20 anni parli di sessualità con la propria madre. Ma ancora molto c’è da fare. Secondo una recente indagine della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, il 64% degli studenti delle scuole superiori vorrebbe un corso di educazione sessuale a scuola, e il 44% sarebbe felice di poter parlare di questi temi a casa.
E ancora: in Italia, il 37% dei ragazzi si presenta alla “prima volta” senza protezioni e le infezioni sono in continuo aumento ( il 68% dei casi di Clamidia ed il 48% di quelli di Gonorrea si verificano fra i giovani sotto i 25 anni). Sempre inn Italia il 38% delle giovani sotto i quindici anni ammette di aver avuto rapporti sessuali. Non solo. Diecimila adolescenti diventano madri al di sotto dei sedici anni e molte alter ragazze già a quell’età ricorrono all’Interruzione Volontaria di Gravidanza.

 

A cura di Maria Angela Masino

 

Per approfondire il tema:

email

Permalink link a questo articolo: http://spazio-psicologia.com/dicono-di-noi/paper/sesso-e-amore-come-parlarne/

Vuoi lasciare un commento?

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento