Pedofilia: verso una normalizzazione?

pedofilia-minoriCome ho già accennato in un articolo precedente, la pedofilia è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM-IV TR (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), messo a punto dall’American Psychiatric Association (2000). E’ quindi una diagnosi clinica di tipo psichiatrico.

Perché possa essere formulata diagnosi di pedofilia, sempre secondo il DSM-IV TR, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

A. Durante un periodo di almeno 6 mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli).

B. Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.

C. Il soggetto ha almeno 16 anni ed è di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al Criterio A.

Nota:

Non includere un soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.

Specificare se:

• Sessualmente attratto da Maschi

• Sessualmente attratto da Femmine 

Specificare se:

• Limitato all’Incesto

Specificare il tipo:

• Tipo Esclusivo (attratto solo da bambini)

• Tipo Non Esclusivo

Cosa cambia con il DSM-V?

Nel nuovo DSM-V (2013) la pedofilia cambia nome e diventa “Pedophilic disorder”, ovvero viene declassata a “disordine”. Sarà infatti ritenuta una malattia solo nel caso in cui provochi “disagio” a chi prova attrazione fisica verso i bambini. Nel caso in cui la persona sia invece completamente anaffettiva, la sua tendenza non sarà da considerarsi patologica. Ovvero l’Associazione degli Psichiatri Americana ha deciso che i pazienti che molestano i bambini non devono più essere definiti “pedofili” a meno che non si sentano dispiaciuti o angosciati per quello che hanno fatto o che il loro lavoro o le loro relazioni sociali non vengano conseguentemente compromessi.

La decisione, denunciata dall’Associazione della famiglia americana (Afa) e riportata da Tempi va nella direzione di una normalizzazione della pedofilia.

pedofilia-abusiNel luglio 1998 il Bollettino di Psicologia ha addirittura pubblicato uno studio di tre professori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell’Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell’ Università del Michigan) chiamato “Esame meta-analitico delle proprietà assunte da abusi sessuali sui bambini usando esempi raccolti nei college“.

In questo studio i professori asseriscono che i loro studi dimostrano che le esperienze sofferte da bambini, sia maschi che femmine, che hanno avuto abusi sessuali sembrano abbastanza moderate. Essi dichiarano inoltre che l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata. I suddetti professori concludono che quando avvengono effetti negativi, essi sono spesso temporanei e che il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come “sesso adulto-bambino” e “sesso adolescente- bambino”.

La situazione è gravissima, sembra che l’APA stia lavorando nella direzione di una decriminalizzazione della pedofilia.

Ritengo che sia necessario essere estremamente chiari quando si parla di pedofilia: le attività sessuali tra un adulto e un bambino sono atti criminali, sempre e in tutti i casi.

E in tutto questo, che fine faranno le drammatiche conseguenze psicologiche sui bambini? Verranno messe in secondo piano poiché “temporanee”? O peggio verranno svilite e poi dimenticate?

Le conseguenze di un abuso sessuale sui bambini lasciano ferite profonde e spesso accompagnano la persona per tutta la vita. Rimando all’interessante articolo della collega Dott.ssa Parise per un doveroso approfondimento sul tema.

 

Per approfondire il tema:

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