Bullismo: una nuova “piaga sociale”?

bullismo-cyberbullismoVisti anche i più recenti avvenimenti di cronaca, mi è sembrato più che opportuno redigere un articolo sul tema del bullismo, che, sempre più, sta diventando una problematica da affrontare e prevenire.

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo, di tipo abusivo, che manifesta difficoltà socio-relazionali sia dei “bulli“, che cercano di prevalere sugli altri con la violenza fisica o verbale, umiliando e insultando i più deboli, ma anche delle “vittime” che per paura sono costrette a subire, emarginandosi sempre di più; tutto ciò può avvenire tramite l’impiego di metodi di opposizione e intimidazione, in particolare quando vi è una palese asimmetria di potere che implica molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, spesso in base a discriminazioni etniche, confessionali, di genere o di orientamento sessuale. Pertanto, provando a dare una sintetica definizione:

“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (Olweus 1996).

Una recente indagine, in Italia, sul bullismo nelle scuole superiori, ha evidenziato che un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica. Inoltre, dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale e psicologica prevalgono rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro, il 30% ha subìto delle offese e il 23,4 ha segnalato di aver subìto calunnie.
Per capire che cos’è veramente il bullismo, è necessario cogliere l’importanza dei suoi effetti su chi lo subisce. Lo stato psicologico di mortificazione in cui vive costantemente la vittima può essere conseguito attraverso azioni sia dirette che indirette. Parliamo di bullismo diretto quando gli attacchi nei confronti della vittima sono aperti e ben visibili; può trattarsi di attacchi verbali come nel caso della presa in giro, delle minacce e delle umiliazioni, o fisici, come spintoni, calci e pugni, oppure prevaricazioni sugli oggetti personali della vittima, che vengono estorti o danneggiati.
Si tratta invece di bullismo indiretto quando gli attacchi sono coperti, come nel caso delle maldicenze e delle calunnie. L’obbiettivo finale è comunque quello di isolare ed escludere.
In questo assurdo gioco di potere sono coinvolti due attori principali e più attori secondari.
Il “bullo” è protagonista attivo di aggressioni e prevaricazioni, che cerca di dominare i più deboli con la violenza e la prepotenza; maltrattando i compagni fisicamente e verbalmente tende a porli in uno stato di soggezione e subalternità permanente.
La “vittima” subisce i soprusi e le prepotenze, riportando spesso delle ferite psicologiche profonde. A causa del continuo stato d’allarme in cui è costretta a vivere, nel tempo finisce per sentirsi perennemente esposta al pericolo ed isolata dal gruppo, perde fiducia in sé stessa e non trova il coraggio di denunciare l’accaduto per paura o per vergogna. Può lamentare sintomi fisici quali mal di testa o mal di stomaco o soffrire di importanti sintomatologie reattive di ordine psicologico come attacchi di panico, ansia, o nei casi più gravi depressione.
Altre figure che contribuiscono a mantenere ed alimentare il fenomeno del bullismo sono quelle dei “bulli gregari”: ovvero ragazzi che ricercano un proprio ruolo, tentano di affermare la propria identità attraverso l’“amicizia” con il più “forte.

Il “bullo” è un soggetto che ha difficoltà nel calarsi nei panni degli altri, con una forte motivazione al dominio ed alla prevaricazione. È percepito come una persona aggressiva e spavalda, che provoca intenzionalmente sofferenza nell’altro e non ne prova compassione, anzi ne può essere divertito. Tende a mettere in discussione le autorità, che siano i genitori o gli insegnanti. Il “bullo” ha un apparente alto livello di autostima, si sente forte, superiore agli altri. Completano il profilo un basso livello di sopportazione delle frustrazioni e notevoli abilità manipolatorie.

Nel tempo il comportamento aggressivo e prevaricatore di questi soggetti può sfociare in altri comportamenti problematici, come l’alcolismo, l’abuso di sostanze, comportamenti antisociali e violenza/aggressività in famiglia e/o sul posto di lavoro.

La “vittima”, invece, è un soggetto che si sente più debole dei coetanei e del bullo in particolare; generalmente è contrario alla violenza e quindi impossibilitato a difendersi. Tra i tratti di personalità che lo contraddistingue vi è insicurezza, sensibilità, prudenza, pacatezza e fragilità.
Nel tempo può diventare ansioso e arrivare ad avere una bassa autostima; inoltre, le azioni di bullismo che subisce, lo porta all’esclusione dal gruppo, il rendimento scolastico tende a peggiorare e difficilmente trova il coraggio di parlare a qualcuno di quello che subisce. Le ragioni possono essere diverse: dall’auto-colpevolizzazione, alla vergogna, fino alla paura delle ripercussioni da parte del persecutore. Le conseguenze che ne derivano, nel breve e nel lungo tempo, sono somatizzazioni, disturbi del sonno, problemi scolastici, svalutazione del sé, depressione, comportamenti autodistruttivi/autolesivi, fino ad arrivare alla conseguenza più grave che consiste nel suicidio.

Pertanto, per evitare che ciò avvenga è di fondamentale importanza che le vittime dei soprusi e le loro famiglie denuncino queste situazioni; bisogna sempre tenere presente che più sono le sentenze di bullismo e più sarà possibile avvicinarci ad un riconoscimento giuridico della violenza tra ragazzi in particolari ambienti e modalità. Bisogna evitare che il bullismo sia, sempre più, fonte di seri danni per altre persone, vittime innocenti. Troppe sono le vittime e troppo è il silenzio! È ora di dire stop al bullismo! Ed è ora di dire un forte sì al rispetto degli altri!

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

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