Non solo bullo e vittima: i diversi ruoli connessi al bullismo

amici-bulloAncora bullismo tra ragazzi, questa volta tramutato in un fenomeno web. Le immagini riportate nel video sono scioccanti. Una ragazzina aspetta la compagna di classe fuori da scuola, a Bollate (Milano). La lite tra le due diventa furibonda: calci, pugni, botte. Nessuno interviene, anzi i compagni filmano e alcuni di loro incitano alla violenza “vi picchiate o no?”, “vai così, vaiii … cattiva!”, nonostante le continue suppliche della ragazzina che chiede disperatamente di essere aiutata.

 

Come sarebbero andate le cose se gli spettatori avessero aiutato subito la vittima?

Considerando il bullismo in funzione del ruolo che ogni persona assolve all’interno del gruppo e dell’influenza che quest’ultimo ha sull’evolversi del processo, senza considerare la personalità del bullo e della vittima come uniche cause, si può ipotizzare che modificando il contesto si possa modificare anche il comportamento del bullo.

Il bullismo non si manifesta in situazioni isolate dal contesto sociale; solitamente gli atti di bullismo vengono attuati quando altri membri del gruppo sono presenti; persino quelli che non ci sono fisicamente nel momento in cui l’azione violenta viene effettuata sono comunque consapevoli di quello che succede. Il bullismo infatti non è un azione isolata ma  ripetuta. Quando altri soggetti assistono, il loro comportamento non può mai essere considerato neutrale. Essi possono tentare di difendere la vittima, oppure possono unirsi al bullo. Anche l’assenza di partecipazione comunica al bullo che nessuno si intrometterà a fermare il suo agito aggressivo.

Uno studio (Pepler & Craig, 1995)ha addirittura dimostrato che, se ci sono altre persone presenti, è più probabile che il bullo continui il comportamento violento verso la vittima più a lungo. Questo può essere dovuto al fatto che il bullo ricerca il supporto del gruppo. Lo stesso studio sottolinea che, in assenza di “spettatori”, è meno probabile che il bullo compia un’azione aggressiva nei confronti di un altro soggetto. 

Non sono quindi solo i ruoli della vittima e del bullo a costituire elementi importanti, ma anche i ruoli che altri membri del gruppo assolvono, influiscono sul comportamento del bullo.

Il ruolo di prevaricazioneche un individuo assolve è determinato da diversi fattori, sia individuali che contestuali. Uno di questi fattori potrebbe essere lo status sociale che l’individuo ha raggiunto all’interno del gruppo: il comportamento, infatti, sembrerebbe condizionato dallo status sociale. Un bambino con un basso status potrebbe decidere di non schierarsi dal lato della vittima per paura di diventare egli stesso vittima del bullo. Allo stesso tempo, il comportamento dell’individuo avrà un effetto sul suo status. Le ricerche sui ruoli di prevaricazione(Salmivalli, 2001, cit. in, Salmivalli e Voten, 2004) affermano che è molto comune che i ragazzi incoraggino il bullo, ridendo o semplicemente fermandosi a guardare invece che intervenire. È possibile affermare che gli atteggiamenti che una persona possiede sono dei modesti indicatori del comportamento, ma è necessario considerare anche gli effetti che il contesto sociale produce. Questi effetti sembrano influenzare largamente il comportamento messo in atto, specialmente nel bullismo. Un bambino può effettivamente considerare il bullismo come un comportamento inaccettabile e provare empatia per la vittima ma, allo stesso tempo, l’influenza del gruppo classe potrebbe frenare il suo impulso di aiutarla e addirittura indurlo a prendere parte nell’azione di bullismo.

 

Il bullo e i ruoli ad esso connessi 

E’ possibile individuare due ruoli che si collegano al primo: l’aiutante del bullo e il sostenitore del bullo.  Il bullo è il soggetto che per primo realizza l’azione violenta, è il più attivo e non solo compie l’atto fisicamente ma, allo stesso tempo, incita altri ad unirsi. L’aiutante del bullo è un passivo seguace del bullo, aiuta il bullo a compiere l’azione violenta ma solo dopo che il primo ha già  iniziato a scagliarsi contro la vittima. L’aiutante non prende l’iniziativa ma offre comunque un supporto al bullo (per esempio tenendo ferma la vittima mentre il bullo la picchia, evitando così che scappi). Infine, il sostenitore del bullo corrisponde a quel soggetto che offre al bullo un feedback positivo semplicemente osservando, ridendo e incitando verbalmente il bullo a continuare. Il sostenitorenon aiuta quindi il bullo fisicamente pur essendo spesso presente ad osservare. Il bullo non agisce dunque in un contesto isolato, ma viene rinforzato continuamente dai soggetti appartenenti agli altri due ruoli. Dal video è possibile rintracciare diversi sostenitori del bullo: ridono, incitano a picchiare e restano a guardare sorridendo.

Il bullo e il suo gruppo di amici

Il gruppo classe ha decisamente un notevole impatto sul comportamento di ogni singolo componente del gruppo, ma i piccoli gruppi all’interno della classe, ovvero i gruppi di amici, possono avere un influenza maggiore nel comportamento dei ragazzi. Il gruppo dei pari può avere conseguenze positive e negative sullo  sviluppo di un individuo, ma ciò su cui bisogna concentrarsi non è se un bambino ha o non ha amici, ma chi sono questi amici e come si comportano, poiché è questo che influenzerà il comportamento del soggetto.

Non è raro notare delle somiglianze tra i membri del gruppo dei pari. I ragazzi imitano i propri amici negli atteggiamenti riguardo alla scuola e nei comportamenti messi in atto. Il comportamento che i bambini e gli adolescenti imitano maggiormente è l’aggressività. I bambini e gli adolescenti aggressivi tendono ad unirsi tra loro. È possibile che i bulli scelgano altri soggetti aggressivi come amici e quindi ne ricevano il supporto. Il ruolo di prevaricazione che un soggetto mette in atto è determinato dal gruppo amicale di cui esso fa parte. Il bullo sceglie di associarsi con altri bulli (sostenitori o aiutanti). Quando questo gruppo si forma, i componenti si influenzano a vicenda verso la stessa direzione. È importante sottolineare che purtroppo a volte i ragazzi rifiutati non hanno una vasta scelta di amici da scegliere. Il rifiuto di un bambino con comportamenti aggressivi riduce la sua possibilità di crearsi un gruppo amicale: gli unici bambini disposti a diventare suoi amici potrebbero essere anch’essi aggressivi rinforzando questo comportamento.

vittima-bulloLa vittima e i ruoli ad essa connessi 

Riguardo alle vittime del bullismo Christina Salmivalli (1998) ha individuato due ruoli di prevaricazione che si collegano ad essa:  il difensore della vittima e l’estraneo. La vittima è quellindividuo che è oggetto di continue molestie e violenze da parte del bullo. Il difensore della vittima è quello che si schiera dal lato della vittima, cercando di fermare il bullo o semplicemente offrendole supporto morale prima e dopo gli atti di bullismo subiti. L’estraneo si sottrae alla situazione di bullismo; non difende attivamente la vittima ma non incita nemmeno il bullo a continuare. Questi tre ruoli si sommano a quelli del bullo e dei suoi aiutanti influenzando anch’essi l’evolversi del fenomeno del bullismo. Nel video molti dei ragazzi presenti rientrano nella categoria dell’estraneo, sono presenti ma non difendono la vittima, e nemmeno incitano la bulla. Solo verso la fine del video è possibile scorgere il difensore della vittima, una ragazza che si porge verso la vittima stesa a terra, aiutandola ad alzarsi. In questo momento la violenza cessa.

Conclusioni: il ruolo della scuola e la famiglia

Siccome il bullismo è un processo che non coinvolge solo la diade bullo-vittima, ma comprende anche altri ruoli di prevaricazione, interventi volti a fermare il bullismo dovrebbero essere diretti al gruppo intero: i bulli, gli aiutanti e i sostenitori del bullo, le vittime e i difensori delle vittime, persino gli esterni.  Potrebbe anche darsi che modificando il comportamento degli aiutanti e dei sostenitori del bullo l’aggressività cessi. Quando gli interventi sono volti ad individui singoli, per esempio al bullo, è probabile che i cambiamenti comportamentali siano temporanei e non permanenti per via dell’influenza che il gruppo continuerebbe ad esercitare sull’individuo (Salmivalli, 1998).

Olweus (Olweus, 1994) propone infatti interventi diretti a tutto il gruppo per esempio attraverso riunioni di classe oltre che colloqui individuali. Oltre agli interventi volti a modificare le situazioni di bullismo bisognerebbe concentrarsi anche sulla prevenzione. La scuola e la famiglia sono i due poli educativi fondamentali che possono influire sul comportamento dell’individuo nelle situazioni sociali. Nella famiglia il bambino compie i primi fondamentali apprendimenti, questa dovrebbe prepararlo a vivere fuori dalle mura domestiche. La prevenzione del disagio inizia quindi in famiglia. Studi condotti in diversi paesi ( Oliviero Ferraris, 2007) hanno dimostrato che la preparazione e la sensibilizzazione dei genitori ai bisogni fisici e psicologici dei bambini è una forma di intervento alquanto efficace per prevenire la violenza e le difficoltà relazionali con i coetanei e gli insegnanti.

La scuola è il ponte che collega la famiglia con la società. Se i ragazzi vivono la scuola in maniera positiva diventerà più facile per gli insegnati contribuire allo sviluppo della personalità degli studenti. Sebbene molte volte gli insegnanti non siano consapevoli delle situazioni di bullismo tra gli alunni, dovrebbero prestare attenzione a ciò che avviene tra i ragazzi anche se questi non parlano o negano. La scuola dovrebbe aiutare gli studenti ad ampliare i propri orizzonti scolastici, ma anche aiutarli a imparare a relazionarsi con persone diverse per evitare che l’aggressività si manifesti.

 

Per approfondire il tema:

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