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Cibo e emozioni

cibo-emozioniMangiare non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame. Non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma anche per soddisfare l’appetito e le proprie emozioni. Dal momento in cui un genitore offre per la prima volta un biscotto o una caramella ad un bambino per consolarlo , il cibo diventa un modo per nutrire, oltre che il corpo, anche lo spirito.

Fin dai tempi antichi il cibo viene usato per festeggiare, calmare, per alleviare la noia e la depressione, e come consolazione nei momenti di tristezza e angoscia. Questo tipo di comportamento non è insolito. Premiarsi con del cioccolato o dei biscotti al termine di un lavoro faticoso, bere un bicchiere di vino o di birra per essere più socievoli, sono tutti comportamenti normali.

Il problema si presenta quando di fronte ad alcuni stati d’animo quali l’ansia, la confusione, la tristezza, la rabbia, la noia, l’agitazione, il senso di inadeguatezza, di solitudine, di stanchezza ecc..ci rifugiamo nel cibo e questo può  innescare dei meccanismi automatici che portano ad utilizzare una strategia di regolazione: sento tristezza, non riesco a capire per quale motivo, ma ciò mi fa sentire confusa, inizio a sentire fame, mangio del cibo e il senso di tristezza si dissolve. Attenzione, in questi casi il cibo che abbiamo ingerito innesca un meccanismo automatico, può accadere così che ogni volta che sento quel senso di tristezza corro a procurami del cibo, ho appena scoperto che se mangio la tristezza sfuma, si alleggerisce. Altre volte, però, potrei usare lo stesso stratagemma anche per non parlare e non dire ciò che penso, per non piangere,per non urlare dalla gioia.

Ognuno trova o può trovare il proprio modo di usare il cibo per non sentire o non sperimentare le proprie emozioni. Emozioni che seguono un percorso certo: ”mi sento depressa, non ho forza, mangio qualcosa che mi tiri su – cioccolata, pasta, pane, pizza – così non mi sento più tanto depressa.” Quel tipo di cibo produce un innalzamento dell’umore, ma invece di affrontare i motivi per i quali mi sento un po’ giù, mangio e provo a non pensarci.

Facendo un passo indietro dobbiamo ricordare che la fame corrisponde a un bisogno fondamentale dell’organismo ed è propria di ogni essere vivente, ma per riconoscerla come bisogno di nutrimento e non come un mezzo per sedare le emozioni, è importante imparare ad ascoltarsi per rispettare i propri bisogni autentici e poterli affermare e soddisfare senza dover ricorrere al cibo per non parlare. Alla luce di questo molti nutrizionisti hanno compreso che la soluzione per la maggioranza delle persone in sovrappeso o obese non  è solo nel prescrivere una dieta associata ovviamente anche all’esercizio fisico, ma è estremamente importante che venga associato anche un aiuto psicologico che consenta di utilizzare tecniche di modifica comportamentale. Per cui è fondamentale che un paziente abbia un approccio sia con il nutrizionista che con lo psicologo.

Essere in grado di capire se si mangia per soddisfare un’emozione è il primo passo verso la guarigione.

 

Scritto dalla dott.ssa Alessandra Calianno – Biologa nutrizionista, esperta in scienza dell’alimentazione

 

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La redazione di spazio-psicologia.com è composta da psicologi e psicoterapeuti con differenti orientamenti e formazioni.

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