La Sindrome di Capgras: questa sconosciuta

Avete presente uno degli ultimi episodi di Criminal Minds in cui si parla proprio di questa sindrome? Qui sotto ne potete trovare un breve assaggio.

Cerchiamo, ora, di andare a scoprire qualcosa di più sulla Sindrome di Capgras.

Si tratta di un raro disturbo di origine neurologica che prende il nome dallo psichiatra francese Jean Marie Joseph Capgras, che lo descrisse per la prima volta nel 1923 e gli diede il nome di “l’illusion des sosies”, ossia l’illusione dei sosia.

Le cause della sindrome di Capgras non sono ancora completamente note, ma recenti studi hanno individuato una stretta relazione tra presenza del disturbo e lesione a carico del lobo temporale e frontale dell’emisfero destro, conseguenza di disturbi cerebrovascolari, traumi cerebrali o disturbi neurodegenerativi come l’Alzheimer.

Il sintomo caratteristico della sindrome di Capgras è il delirio che altre persone, solitamente strettamente legate al paziente (genitori, coniuge, figli o fratelli), siano state sostituite con sosia identici, ossia impostori e l’atteggiamento verso tali presunti impostori può variare: soltanto un 30% dei pazienti vede il sostituto in modo positivo; la maggior parte assume un atteggiamento negativo che può andare da un semplice sospetto ad un vero e proprio comportamento paranoide, che in alcuni casi può sfociare in aggressioni fisiche verso il sostituto. Se si chiede, però, al paziente in cosa il presunto impostore differisca rispetto all’originale, esso indica spesso delle differenze, in realtà inesistenti, in particolare relative ad apparenza fisica e comportamento, focalizzandosi perlopiù su dettagli minori (ad esempio, una donna dichiarava che suo marito era stato sostituito perché allacciava le scarpe in modo diverso).

Clinicamente parlando, la Sindrome di Capgras è l’esempio di come possa manifestarsi un conflitto tra una dimensione visiva e una dimensione emotivo-affettiva: chi soffre di questa patologia neurologica sa, infatti, riconoscere perfettamente le fattezze e il volto dei propri cari ma, nonostante la familiarità, viene a mancare completamente l’aspetto dell’attivazione affettiva ed emotiva nei loro confronti. Questa condizione clinica di scissione tra identificazione visiva ed emozioni, generalmente correlata a quadri psicotici o a lesioni cerebrali, stimola una riflessione generale su quale possa essere il processo cognitivo attraverso cui riconosciamo come autentica l’identità altrui.

È, tuttavia, singolare la funzione inconscia di questo “riconoscimento emotivo”, che fa sì che il parente non susciti più nel soggetto quelle emozioni che lo rendevano familiare e significativo. Inoltre, interessante è anche un altro aspetto: ascoltando per telefono la voce del parente, il paziente la riconosce come autentica. È, quindi, solo l’aspetto visivo a presentarsi anormale, in quanto la via uditiva non è compromessa.

Ciò dimostra che la neuropsicologia, di sicuro, ha il vantaggio di poter di compiere dei passi avanti nella scoperta della struttura del nostro cervello e delle cause di alcuni disturbi, ma sembra proprio che più in profondità ci sia altro, dal quale è impossibile prescindere.

 

<<Era assurdo. Tutta quella situazione era assurda. Marina voleva solo andare a casa. Da Gianni e i bambini. Quelli veri, ovunque fossero finiti.>> (tratto da “La sindrome di Capgras”, di Marco Migliori)

<<Non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.>> (tratto da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry)

 

Scritto dalla dott.ssa Elena Parise, psicologa

 

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