Dopo 50 anni la RAI ci riprova con Nautilus e Fiorello

Fiorello sarà il testimonial di Nautilus, un nuovo progetto rivolto ai ragazzi curato da Rai Educational, che andrà in onda alle ore 19.30 a partire dal 15 ottobre fino alla prossima primavera su Rai Scuola (canale 146 del digitale terrestre) e sarà riproposto ogni 4 ore. 

Si tratterà di un progetto televisivo educativo, rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, che si svilupperà in 5 macro aree culturali, così suddivise: lunedì letteratura, martedì filosofia, mercoledì arte, giovedì i media, venerdì il teatro, musica, cinema e danza. Ogni episodio sarà corredato di filmati, interviste, ospiti ed opinionisti in studio, che offriranno ai giovani un maggiore coinvolgimento e spunti stimolanti per aumentare le proprie conoscenze. Scrittori, registi, giornalisti, attori, scienziati, musicisti che esprimeranno, di volta in volta, il loro pensiero in merito ad una tematica specifica della cultura italiana e internazionale contemporanea.

Fiorello dice: “Finalmente Rai Scuola fa servizio pubblico con questo programma, siamo stati scelti per inaugurare questa trasmissione che parlerà di cultura contemporanea agli studenti delle scuole superiori. Finalmente un ragazzo accende la tv e dice: oggi imparo qualcosa. Un programma di nicchia, ma un virus positivo sparato nel mondo della multimedialità“.

Non è la prima volta però che accendendo la TV si può affermare di “imparare qualcosa”. La TV di Stato infatti, spesso tacciata da molti negli ultimi anni come contenitore di programmi-spazzatura, non è la prima volta che prova (e riesce) a fare realmente “educazione”, promuovendo l’acquisizione di cultura da parte degli italiani. Risale infatti al lontano 1960 la trasmissione “Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta”, trasmissione curata da Oreste Gasperini, Alberto Manzi e Carlo Piantoni, mandata in onda a cadenza giornaliera dalla RAI e organizzata col sostegno del Ministero della pubblica istruzione. 

Il programma, che forse ormai pochi si ricorderanno, era condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, che ne era stato anche l’ideatore e aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che 

avevano superato l’età scolare, ma che non ne erano ancora in grado. Si trattava di autentiche lezioni, tenute da Manzi a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire “multimediali”, giacché si servivano di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, nonché della felice mano del maestro Manzi che, con rapidi tratti di carboncino, disegnava efficaci schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli. Il linguaggio era semplice e piacevole e per nulla pedante.La fortunata e famosa trasmissione venne sospesa nel 1968, grazie all’aumento della frequenza alla scuola dell’obbligo. “Non è mai troppo tardi” ebbe un ruolo sociale ed educativo molto importante, contribuendo all’unificazione culturale della nazione tramite l’insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell’Italia di quegli anni. Infatti pare che, grazie a queste lezioni a distanza, quasi un milione e mezzo di persone sia riuscito a conseguire la licenza elementare. Il progetto ebbe inoltre un grande successo internazionale, tanto da essere imitato da ben settantadue paesi.

Nel 2004 un programma di Rai Educational con finalità educative ha ripreso il titolo della trasmissione modificato in “Non è m@i troppo tardi”, usando il moderno simbolo della “chiocciola”, che anticipa l’argomento del programma: stavolta si parla di “alfabetizzazione informatica”.

Come appare dal rapporto sul Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo del 2011, il tasso di alfabetizzazione in Italia è al 98,9%, ben lontano da quello che negli anni ’60 fece la fortuna della famosa trasmissione di alfabetizzazione, marcata RAI. Nonostante questo, malgrado i nuovi media come internet abbiano preso sempre più piede, la tv resta ancora oggi il media più presente nelle nostre case e soprattutto quello di più facile accesso. Utilizzarlo quindi come mezzo di educazione di massa, utilizzando le modalità preferite dai teenagers come i reality, potrebbe rivelarsi uno strumento potente di supporto e approfondimento rispetto alla scuola tradizionale.

La speranza, a questo punto, è che non si sprechi questa occasione e che, imparando dall’esperienza ormai lontana dell’amato maestro Manzi, si riesca a rifare finalmente un programma realmente educativo, che spicchi e si differenzi nettamente da tutta la garbage-tv che ormai siamo troppo spesso abituati a vedere.

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