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Problem solving: un aiuto efficace per i problemi

problem solvig-scegliereLa nostra quotidianità è spesso caratterizzata dalla presenza di problemi a cui cerchiamo di dare una soluzione e gran parte delle nostre energie le dedichiamo proprio a questo processo.

Ci sono problemi facilmente risolvibili, per cui basta un’attenta riflessione di qualche minuto o poco tempo, per capire facilmente il modo in cui porvi rimedio, ma altre volte i problemi sono più complessi e le nostre energie, le nostre capacità e le nostre emozioni non riescono a farvi fronte e ci si sente di conseguenza bloccati e inermi, non sapendo da che punto partire per poterlo risolvere.

Come è definito un problema?

Una definizione molto chiara di problema è quella data da Pietro Spagnulo, psichiatra e psicoterapeuta:

Per problema si intende una condizione in cui ciò che stiamo facendo, le nostre azioni abituali, o le nostre conoscenze non sono sufficienti a raggiungere i nostri obiettivi; da ciò ne risulta uno stato di disagio e l’identificazione di ostacoli nel nostro cammino….un problema è un implicito invito al cambiamento.

Un problema è strettamente connesso con alcuni concetti chiave che lo caratterizzano:

  • obiettivo: è una meta, uno stato che ci prefiggiamo di raggiungere;
  • ostacolo: è l’impedimento o insieme di impedimenti che non ci permette di raggiungere il nostro obiettivo, spesso lo si confonde con il problema stesso, in realtà l’ostacolo va superato o aggirato o altre volte utilizzato per risolvere il problema;
  • soluzione: è l’insieme delle nostre azioni, comportamenti e pensieri che ci permette di risolvere il problema e raggiungere il nostro obiettivo.

Cosa può esserci quindi di aiuto? Sicuramente migliorare le nostre abilità di Problem Solving, ovvero l’insieme delle nostre capacità e strategie che consentono una migliore risoluzione dei problemi e che focalizzandosi molto sull’intero processo del problema, permettono di generare soluzioni creative e realistiche.

Il Problem Solving, oltre ad essere definito come abilità, è diventato anche un vero e proprio metodo, utilizzato e sperimentato moltissimo in psicologia, tanto che oggi trova moltissima applicazione anche in psicoterapia, nella consulenza psicologica, nella psicoeducazione e in ambito aziendale.

Cosa può favorire oppure ostacolare il problem solving?

Sicuramente alcune capacità personali possono favorire le abilità di problem solving, come ad esempio:

  • una buona autostima, ovvero la valutazione positiva che abbiamo di noi stessi;
  • una buona percezione di autoefficacia, definita da Bandura, psicologo comportamentista, come la credenza dell’individuo nelle proprie capacità;
  • una buona gestione delle emozioni, che possono a volte ostacolare e offuscare la percezione di un problema;

Queste capacità personali possono favorire molto la motivazione personale alla risoluzione di problemi.

Elementi che invece possono ostacolare il processo di Problem Solving sono per esempio:

  • certe convinzioni personali, per esempio pensare e credere che il problema sia irrisolvibile;
  • un’interferenza emotiva, che se molto forte incide negativamente sulla visione del problema;
  • alcune  influenze negativi dell’ambiente, come per esempio un atteggiamento di disappunto di un genitore verso nuove modalità di approccio ai problemi, che ostacola la messa in atto i nuove soluzioni;
  • una rigidità cognitiva, cioè incapacità di cambiamento di prospettiva e pensiero verso il problema.

Le fasi del Problem Solving

problem solvingI passi fondamentali del Problem Solving, individuati da Pietro Spagnulo, sono:

  1. Identificare il problema/Obiettivo: serve per conoscere bene la natura del problema e avere bene in mente l’obiettivo che si vuole raggiungere, in questa fase la domanda di partenza è “che cosa voglio”?. E’ importante che l’obiettivo non posto in termini negativi es. “non voglio stressarmi” ma in termini positivi quindi “come vorrei sentirmi, cosa vorrei provare, come vorrei comportarmi”?;
  2. Ideare le soluzioni: generare molte idee e ipotesi di soluzioni possibili; uno strumento utile per questa fase è il Brain Storming, che consiste in sedute strutturate, in cui un gruppo di partecipanti esprime le proprie idee in modo del tutto spontaneo e libero, senza il giudizio del gruppo. Questo è molto utile in gruppo ma si può fare anche individualmente;
  3. Valutare vantaggi e svantaggi di ogni soluzione, quindi scrivere o individuare almeno un vantaggio e svantaggio per ogni ipotesi di soluzione;
  4. Scegliere la soluzione, tenendo conto delle risorse che possediamo e quindi optare per quella più realistica, più efficace, più pratica oppure meno rischiosa per noi, tenendo conto che la soluzione migliore non è sempre la soluzione perfetta ed ogni scelta comporta comunque rinunce e rischi. A volte in questo passaggio può essere utile dare a ciascuna soluzione un punteggio da 1 a 100;
  5. Fare un piano dettagliato, decidere concretamente le azioni e i compiti da svolgere, chi farà cosa e quando, dove e con quali mezzi a disposizione;
  6. Eseguire il piano e verificare i risultati, constatare se l’obiettivo è stato raggiunto e in caso negativo rivedere il piano oppure optare per una nuova soluzione o ripensare a nuove idee.

Questo processo è caratterizzato da circolarità, ovvero ogni fase può essere di nuovo modificata e affinata una volta che i risultati sono stati verificati.

E’ importante sottolineare che queste fasi non devono necessariamente essere eseguite in modo rigido, ma vogliono solo rappresentare una modalità più sintetica di analizzare un problema, proprio perché a volte il fatto di suddividere un problema in passaggi, favorisce una più chiara visione dello stesso e può aiutarci quando siamo in uno stato di confusione, a dare un ordine alla situazione, inoltre il fatto di poter scrivere questi passaggi aiuta molto per elaborare mentalmente il problema stesso.

Eventuali difficoltà nell’utilizzo del Problem Solving

Una considerazione importante da fare è che le fasi del Problem Solving sopra descritte, sono sicuramente molto più facili da applicare a problemi e situazioni più pratici, che riguardano fatti e azioni più oggettive, ma sono di certo più difficili da adattare a problemi più complessi come i problemi di natura relazionale o emotiva, poiché il peso delle emozioni si sente maggiormente nell’affrontare la situazione problematica e spesso causa una confusione tra il problema vero e proprio e il disagio che proviamo.

A fronte di ciò può essere spesso necessario un cambiamento delle nostre cognizioni, emozioni, comportamenti, che favorisca l’attivazione delle nostre risorse personali per poter affrontare meglio le situazioni problematiche. Ci sono situazioni in cui è utile per esempio utilizzare tecniche di rilassamento, di respirazione, di meditazione o tecniche immaginative, che permettano di gestire meglio le emozioni in modo da aver poi una visone più chiara di una situazione problematica e di noi stessi.

Quando invece percepiamo i problemi come troppo coinvolgenti, ci causano molta sofferenza e sentiamo di non farcela da soli, può essere utile un percorso psicologico e/o psicoterapeutico che aiuti a superare una fase di blocco e di impotenza per ritrovare dentro di noi le risorse.

In conclusione, si può dire il Problem Solving può essere un valido aiuto, una nuova modalità di vedere e affrontare i problemi, senza avere la pretesa di cambiare noi stessi, ma di stimolarci a cambiare prospettiva, a scoprire in noi risorse magari poco utilizzare e per affrontare in un’ottica migliore la nostra quotidianità.

Per un approfondimento:

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Dettagli sull'autore

Eleonora Basso

Psicologa
Iscr. all’Albo degli Psicologi della Lombardia: n. 14241

Cell: 348.9005008
E-mail: eleonora.basso@spazio-psicologia.com

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