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Self-Talk: il nostro linguaggio interno

pensieriIl Self-Talk

Come tutti noi ben sappiamo, l’uomo, come molti altri animali, ha bisogno di comunicare. Esistono vari tipi di comunicazione, da quella più diretta e chiara (il linguaggio) a tipi di comunicazione più sottile e nascosta. Quando si parla di comunicazione, di solito, ci si riferisce a 2 soggetti differenti, uno che comunica e l’altro che riceve il messaggio del primo. Esiste però un tipo di comunicazione particolare che ha come soggetto una sola persona: Il Self-Talk ovvero il linguaggio interno.

Anche se non ce ne accorgiamo, tutti quanti noi, in ogni momento della giornata, ci parliamo continuamente; essendo soggetti attivi, infatti, costantemente cerchiamo di dare un significato e costruire attivamente la realtà che ci sta attorno e le azioni che compiamo.

Cosa cambia tra pensiero e linguaggio interno?

Il linguaggio interno è qualcosa di diverso rispetto al pensiero, infatti la prerogativa del linguaggio interno è quella di essere perlopiù involontario, cioè non direttamente controllato dal soggetto, a differenza del pensiero che è un’azione consapevole della persona.

Quali sono le conseguenze del Self-Talk?

Il linguaggio interno, se pur “invisibile”, può portare a grandi conseguenze sulle azioni delle persone. Facciamo un esempio:

Un calciatore sta per battere un rigore importante per poter vincere una partita fondamentale per la stagione della sua squadra. Dopo aver posizionato la palla sul dischetto, le probabilità di poter segnare il rigore sono le stesse che avrebbe di segnare qualsiasi rigore in qualsiasi altra situazione. A quel punto però, dopo essersi guardato intorno il calciatore guarda la palla e, inconsapevolmente gli viene in mente un pensiero: “Se la sbaglio rovino una stagione..!” Quello che succede a questo punto, dopo questo pensiero automatico è che il giocatore attiva tutta una serie di pensieri automatici collegati allo sbaglio e alla sconfitta. Avendo già parlato di ansia precedentemente, possiamo immaginare quanto il livello di ansia e di attivazione corporea si impenni all’improvviso dopo questo immagine.

Peniseri automaticiCome si controlla?

Quello che succede al giocatore è un qualcosa che può accadere a tutti in qualsiasi situazione, perché, come abbiamo già visto l’ansia è generata sì da una situazione esterna ansiosa, ma soprattutto dalla valutazione che noi diamo a questa situazione. Essendo un pensiero automatico, però, è molto difficile da controllare, infatti la maggior parte di noi ha dei pensieri automatici (un Self-Talk) controproducenti per le nostre azioni.

Per cercare di controllare il nostro linguaggio interno, il primo passo molto importante è quello di riconoscere i pensieri negativi e, piano piano, cominciare a sostituirli con pensieri automatici che non generino ansia difficile poi da controllare. Uno strumento molto utile che ci aiuta a riconoscere questi pensieri è un semplice diario in cui, ogni volta che proviamo una situazione d’ansia, annotiamo i nostri pensieri, esattamente come sono arrivati (es: Non basta scrivere “in quella situazione non pensavo di farcela”, ma il pensiero esatto come, per esempio “Non puoi farcela, è troppo difficile”). Piano piano, rileggendo i nostri pensieri automatici, riusciremo a riconoscerli quando essi arrivano e a controllarli nei momenti più difficili.

Quali sono i 5 pensieri automatici più comuni?

Una volta annotati i pensieri sul diario, è utile conoscere quali sono i tipi di “errori di pensiero” più comuni per poter dare un nome ai pensieri negativi e cercare di correggerli. Le categorie di errore principali sono 5:

  • Inferenza arbitraria, ovvero il dare un’interpretazione ad un’azione senza un valido motivo. E’ il caso di quando, senza aver delle prove certe, diamo delle interpretazioni (negative) ad un’azione, nostra o altrui. “Il mio capo oggi mi sembra strano ed è arrabbiato, devo aver fatto qualcosa che non va”. Questa è un’inferenza di cui non possiamo aver conferma senza chiederlo direttamente a lui…!
  • Pensiero dicotomico, una situazione potrà andare benissimo o malissimo, senza mezze misure. Ovviamente questo pensiero può avere pessime conseguenze dal momento in cui ci accorgiamo che la situazione non sta volgendo al meglio (ma che magari può essere ancora recuperata).
  • Doverizzazione. E’ l’errore di pensiero più comune, infatti il “devo” porta un carico di ansia non indifferente perché il riuscire ad avere successo o no in una situazione diventa obbligatorio per non deludere se stessi o qualcun altro. Già il cominciare a sostituire il “devo” con il “voglio” porta ad alcuni vantaggi nel cercare di controllare le situazioni delicate.
  • Astrazione selettiva, cioè il focalizzarsi solo su piccoli particolari negativi di una particolare situazione: La cena preparata andava molto bene ad eccezione del dolce che è venuto male può trasformarsi in: “La cena è stata un disastro totale”.
  • Ragionamento emozionale: “Sento che oggi non andrà bene” è una frase che sicuramente tutti noi ci siamo detti almeno una volta nella vita. Bisogna però pensare che il percepire delle sensazioni negative non vuol dire che la situazione avrà sicuramente dei risvolti negativi.

Cominciando a tenere il diario giorno per giorno, vi accorgerete di quanto il vostro Self-Talk influisca sulle vostre azione quotidiane e su quanto, trasformandolo in positivo potrebbe darvi una grossa mano per affrontare le difficoltà quotidiane. Pensiero positivo!

 

Per approfondire:

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Dettagli sull'autore

Edoardo Ciofi

Dottore in Psicologia Clinica e di Comunità, esperto in psicologia dello sport

Cell: 334-5012025
E-mail: edoardo.ciofi@spazio-psicologia.com

Permalink link a questo articolo: http://spazio-psicologia.com/psicologia-2/benessere-e-psicologia-positiva/self-talk/

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