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Si può apprendere l’ottimismo?

ottimismo-apprenderloQuante volte durante le nostre conversazioni e nelle nostre relazioni personali ci sentiamo dire: “dovresti affrontare la vita diversamente, sei troppo pessimista!” oppure “complimenti riesci ad essere sempre così ottimista!”.

Penso che ognuno di noi qualche volta si sia sentito dire frasi simili o comunque giudizi inerenti il nostro modo di essere “ottimisti” o “pessimisti” nell’affrontare la vita, le avversità e gli ostacoli che quotidianamente incontriamo.

In effetti questi due atteggiamenti, questi diversi modi di rapportarci alla realtà non sono da sottovalutare, anzi sono molto importanti nel determinare il nostro modo di reagire, di riuscire a raggiungere o meno i nostri obiettivi e di affrontare le difficoltà.

Il concetto di ottimismo è stato a lungo studiato dalla Psicologia Positiva, una corrente psicologica, nata negli anni ’60 negli Stati Uniti, che si occupa delle potenzialità positive della persona e della promozione del benessere personale, non focalizzandosi invece sugli aspetti patologici. Questa corrente ha molte radici nel Cognitivismo, per la sua attenzione alle credenze, emozioni e comportamenti delle persone.

Il fondatore di questo orientamento è Martin Seligman, psicologo americano, docente dell’ Università della Pennsylvania e autore di numerosi studi scientifici e di testi tra i quali i famosi “La costruzione della felicità” e “Imparare l’ottimismo“.

Come è definito l’ottimismo?

Seligman definisce l’ ottimismo come

un atteggiamento mentale determinato da come una persona spiega e interpreta gli eventi che accadono.

Gli studi dell’autore su questo costrutto psicologico, sono partiti da studi sulla depressione, che gli hanno permesso di elaborare un’importante e sua nota teoria, quella dell’impotenza appresa (helplessness). Partendo da alcuni studi inizialmente sugli animali e in seguito sugli individui, Seligman riscontrò come in situazioni in cui si sente di non avere il controllo delle situazioni e di non poter modificare gli eventi, si sviluppa un senso di impotenza, appresa quindi da precedenti esperienze e che si estende poi ad altre situazioni e contesti di vita, facendoci sentire come “passivi” e non reattivi; è quindi una reazione di rinuncia data dalla credenza personale di non poter fare nulla di importante per cambiare le cose.

Per spiegare meglio l’ottimismo e il pessimismo, Seligman si è servito di un altro suo concetto molto importante, legato all’impotenza appresa, quello di stile esplicativo, che è la modalità con cui valutiamo e giudichiamo gli eventi negativi e positivi della nostra quotidianità. Lo stile esplicativo ottimistico contrasta quindi il senso di impotenza, mentre lo stile esplicativo pessimistico lo favorisce e lo rinforza.

La teoria dellostile esplicativo

Secondo Seligman, lo stile esplicativo è caratterizzato da 3 dimensioni fondamentali:

  1. pervasività: cioè quanto le persone giudicano universali o specifiche, le cause dei propri fallimenti e/o successi e degli eventi positivi e negativi, quindi davanti ad un fallimento, la persona ottimista pensa “questa volta mi è andata male”, il pessimista pensa “sono sempre un incapace”; invece davanti ad un successo la persona ottimista da il merito alle proprie capacità e il pessimista pensa che sia un caso che sia andata bene;
  2. permanenza: quanto la causa degli eventi positivi e negativi è ritenuta transitoria o permanente. L’ottimista davanti a un fallimento pensa che “passerà in fretta”, il pessimista pensa che “le cose andranno ancora male”, davanti ad un successo invece l’ottimista pensa che “continuerà ad andare bene” e il pessimista crede che sia stata solo “fortuna”;
  3. personalizzazione: cioè l’attribuzione di eventi e dei propri successi e/o fallimenti a fattori esterni(ambientali) oppure interni (personali). L’ottimista pensa che un fallimento non è dovuto ad una sua colpa e il successo è invece merito delle proprie abilità, per il pessimista è esattamente il contrario.

In base a questi 3 criteri, l’autore denota quindi come lo stile esplicativo ottimistico, valuta gli eventi nel seguente modo:

  • eventi negativi: cause provvisorie, specifiche ed esterne;
  • eventi positivi: cause permanenti, universali e interne;

Lo stile esplicativo pessimistico invece valuta gli eventi nel modo opposto quindi:

  • eventi negativi: cause permanenti, universali e interne;
  • eventi positivi: cause provvisorie, specifiche ed esterne.

Ma si può imparare a diventare ottimisti?

immagineNonostante Seligman riconosca il ruolo della genetica e delle esperienze personali nel proprio ambiente di vita nel determinare l’ottimismo, la sua opinione rassicurante e positiva è che l’ottimismo si può imparare, quindi anche i pessimisti possono diventare ottimisti, così come infatti l’impotenza è appresa, così è anche possibile apprendere a diventare ottimisti.

Come? Sviluppando ed apprendendo un nuovo stile esplicativo, attraverso una tecnica cognitiva, la tecnica dell’A-B-C: A come Adversity (avversità), B come Belief (credenze) e C come Consequences (conseguenze).

Questa teoria inizialmente ideata da Ellis nel 1984, è stata poi sviluppata da Seligman insieme a Hollon e Freeman. Questa tecnica prevede 3 passaggi:

  1. si individuano i propri A-B-C, cercando di interpretare gli eventi positivi o negativi nell’ottica di questi elementi;
  2. si cerca di capire come questi agiscono nella nostra vita quotidiana;
  3. si considerano oltre agli A-B-C altri due aspetti, la D (discussione), ovvero si cercano prove e alternative per cambiare le nostre credenze e la E (energizzazione), permette di agire e attivarsi concretamente per superare le difficoltà, cambiando atteggiamento verso le nostre credenze disfunzionali.

Attraverso un allenamento costante nell’utilizzo di questa tecnica, si possono davvero, secondo Seligman, fare dei cambiamenti nel proprio stile esplicativo e quindi nel nostro modo di valutare gli eventi. Certo non è semplice e necessita sicuramente di un po’ di tempo e potrebbero insorgere difficoltà nell’utilizzare questa tecnica da soli.

Nel caso si sentano difficoltà e si desideri un reale cambiamento verso un atteggiamento ottimistico, può essere utile fare un percorso psicologico e/o psicoterapeutico che aiuti a modificare le proprie credenze e idee disfunzionali e che promuova le risorse personali per poter cambiare il nostro stile esplicativo e orientarlo all’ottimismo.

Oltre al lavoro sul proprio stile esplicativo, Seligman riconosce tuttavia anche l’importanza di coltivare le relazioni interpersonali e di come l’ottimismo possa essere rafforzato molto anche dall’impegno investito in obiettivi comuni per la propria società.

L’ottimismo nei contesti di vita

I contributi di Seligman sull’ottimismo e il suo metodo dello stile esplicativo hanno trovato ampia diffusione e tutt’ora sono ritenuti utili e applicabili in vari contesti di vita, in particolare:

  • lavoro: un atteggiamento ottimistico e positivo verso le difficoltà lavorative è utile e benefico non solo per i capi ma anche per i dipendenti, favorisce infatti anche la motivazione lavorativa (un ambito particolarmente favorito è quello della vendita);
  • sport: il modo in cui l’atleta affronta i successi e insuccessi delle sue prestazioni sportive e un atteggiamento mentale positivo e ottimistico, sia per il singolo che per la squadra, favoriscono molto la possibilità di andare incontro a vittorie;
  • scuola: l’ottimismo aiuta molto nel rivalutare le credenze personali di insegnanti e studenti e nel modo di affrontare successi o insuccessi che spesso demotivano e generano emozioni negative;
  • salute: un atteggiamento mentale positivo incide tantissimo sulla nostra sensazione di poter esercitare un controllo sulla salute, ma è anche provato scientificamente che l’ottimismo ha effetti positivi sul sistema immunitario, sull’ormone dello stress e sul favorire abitudini di vita più salutari;
  • politica: lo stile ottimistico può favorire non solo le vittorie dei candidati in politica, ma anche il modo di portare avanti i propri obiettivi.

Nonostante si riconosca l’importanza e il beneficio di avere uno stile ottimistico, è importante tuttavia sottolineare che il pessimismo non è sempre limitante, cioè le persone pessimiste non devono giudicarsi necessariamente come “sbagliate”, anzi non è nemmeno funzionale un eccessivo ottimismo, in quanto in alcune situazioni potrebbe compromettere una visione realistica della realtà, rischiando di tralasciare possibili rischi e pericoli. Ecco che quindi il pessimismo conserva una piccola utilità nel senso che conserva un atteggiamento più realistico.

L’ottimismo auspicato dovrebbe quindi essere consapevole e non eccessivamente rigido. E’ molto utile il contributo che ha dato la Psicologia positiva a questo costrutto interessante dell’ottimismo ed è bello pensare che ognuno di noi può veramente lavorare su se stesso per cambiare aspetti di noi che possono favorire un miglior benessere personale ed una migliore qualità della vita.

Per un approfondimento:

mese di pubblicazione: aprile

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Dettagli sull'autore

Eleonora Basso

Psicologa
Iscr. all’Albo degli Psicologi della Lombardia: n. 14241

Cell: 348.9005008
E-mail: eleonora.basso@spazio-psicologia.com

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