La palestra per la mente

brain-trainingFino a pochi anni fa la maggioranza delle persone riteneva che la necessità di allenare il cervello fosse una esclusiva della popolazione anziana e che le persone ancora in attività praticassero una quantità sufficiente di esercizi cognitivi utili a mantenere giovane il proprio cervello.

Purtroppo, negli ultimi anni si è capito che così non è. Anche i risultati di importanti studi del settore ci hanno messo in guardia da questa credenza, sottolineando l’importanza di affrontare sempre nuove sfide al fine di continuare a proporre al nostro cervello una gamma diversificata di stimoli cognitivi. Infatti, se si ripetono azioni routinarie ogni giorno senza esporre il nostro cervello a nuove sfide mentali, non si otterranno effetti positivi sulla salute cerebrale. Affinché il numero di cellule e collegamenti neurali cresca e aumenti la probabilità che si mantenga costante nel tempo, dobbiamo usare di più il nostro cervello ( brain fitness ), ed è importante che questo avvenga il più presto possibile.

Alla convinzione che a preoccuparsi della elasticità mentale debbano quasi esclusivamente essere gli anziani, se ne contrappone spesso una diversa, ma altrettanto erronea, dovuta alla comune credenza che con il passare del tempo saremmo inesorabilmente condannati alla malattia, in quanto essa sarebbe in qualche modo intrinseca al processo di invecchiamento.

allenare la menteL’invecchiamento non è da se stesso portatore di malattia, sebbene determini alcuni decadimenti fisiologici come quello della memoria di lavoro, della memoria dei nomi, della capacità di adattamento (comunemente detta intelligenza da strada) mentre invece l’intelligenza fissa, ovvero le funzioni di base, non cambia se non interviene una demenza così come rimane stabile anche il linguaggio.

L’invecchiamento cerebrale si caratterizza per modificazioni che si riscontrano non solo nei cambiamenti strutturali, metabolici e chimici del cervello ma anche nella capacità di compensare le perdite associate ai “danni” cerebrali dovuti al normale processo di invecchiamento o all’insorgenza di una patologia degenerativa (Chicherio, Ludwig, Borella, 2012). Infatti, numerosi studi a partire dagli anni ’80 hanno dimostrato che i cambiamenti patologici nella demenza di Alzheimer non producono necessariamente manifestazioni rilevabili clinicamente e che un danno cerebrale di simile entità può determinare livelli differenti di deficit cognitivo con diversi tempi di recupero. Quello che sembra fare la differenza è la possibilità di utilizzare in modo efficiente le strategie e le reti di connessione funzionale tra i neuroni preesistenti in modo simile a quelle usate da persone sane. Pertanto, se un individuo possiede reti di connessioni più efficienti o più flessibili avrà una maggiore possibilità di un loro utilizzo e aumenterà la sua capacità di reazione a un eventuale danno cerebrale.

brain-training-consigliIl  modello della riserva cognitiva introdotto da Stern nel 2002, sottolinea l’importanza delle risorse che un individuo accumula nel corso della vita, in termini di capacità del cervello di cambiare, svilupparsi e adattarsi, le quali gli permetteranno di far fronte all’invecchiamento normale e patologico, consentendo un comportamento adeguato dal punto di vista funzionale.

Se appare difficile definire i processi di causa-effetto che determinano tale riserva cognitiva, allo stesso tempo è stato riscontrato che sostenere la neuroplasticità del cervello può preservare dalla demenza grazie all’attivazione di sinapsi che consentono  l’esplicazione delle capacità rigenerative e riparative del tessuto cerebrale e la possibilità di fare affidamento su strategie alternative che possono essere insegnate e rinforzate.

 

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