Bambini cacciati dalla mensa scolastica perchè i genitori non pagano: un fenomeno di emarginazione sociale

emarginazione-bambiniVIGEVANO. «Spezzeremo le gambe ai professionisti dell’insoluto, a livello economico, cominciamo con i pignoramenti. Abbiamo i piranha in giro, li stiamo già stanando. E l’andamento dei pagamenti delle mense è migliorato da quando abbiamo cominciato a usare il pugno di ferro». Il sindaco leghista Andrea Sala ha usato immagini decisamente colorite, ieri, durante la conferenza stampa per la presentazione dei dati sulle mense, dopo la marea di critiche che gli sono piovute addosso in questi giorni per l’esclusione di 150 bambini dal pasto scolastico, a causa degli arretrati delle rette non pagate dalle famiglie (il numero degli esclusi, aggiornato a ieri, è sceso a 129). Nelle scuole, questa situazione è vissuta con disagio, le maestre devono dire a chi porta il panino che non può andare a mensa con i compagni, ma deve stare in un’aula a parte. Su questo aspetto, il sindaco Sala non è però irremovibile: «Se le maestre vogliono portare in sala mensa i bambini che hanno il panino, non vedo perché non possano farlo, non mi sembra un problema».

Così si legge sulla Provincia Pavese del 4 ottobre 2013.

Il Sindaco di Vigevano, noto a tutti per l’operazione Pugno di Ferro che costringe i figli delle famiglie meno abbienti a non usufruire della mensa scolastica, è stato nuovamente intervistato dalla trasmissione Le Iene, andata in onda il primo di ottobre. Le mamme di questi bambini ammettono che prima non c’era questa restrizione dicendo: “Chi aveva un reddito basso era esente” e venivano aiutate, rendendo anche il servizio gratuito per le famiglie più bisognose.

I bambini vengono invece ora divisi tra coloro che posso permettersi la mensa scolastica e coloro che, loro malgrado, devono mangiarsi un panino portato da casa. La cosa più allarmante è che bambini di 8-9 anni conoscono perfettamente la situazione e sono perfettamente consci del perché della suddivisione.

In questo contesto non mi interessa tanto indagare e fare polemica sulla questione del se tutto ciò sia dovuto a un’effettiva indigenza delle famiglie o se sia il frutto di pratiche scorrette dei genitori. Sicuramente saranno presenti entrambi i casi, ma chi in definitiva ne fa le spese sono sempre i più piccoli ai quali viene tagliato il servizio con conseguenze educative e psicologiche tutt’altro che trascurabili. E’ giusto chiedere conto a quei genitori che approfittano di agevolazioni senza averne la necessità, ma la rivalsa nei confronti degli insolventi potrebbe e dovrebbe essere fatta in altre forme, senza coinvolgere i bambini.

Quali conseguenze psicologiche?

I bambini non devo essere lesi in alcun modo: allontanarli dalla mensa non significa solo privarli del pasto, ma anche del loro momento di socialità, significa separarli dai loro amici, facendoli sentire diversi.
Le ricadute psicologiche di una violenza di questo tipo possono essere diverse e traumatiche. L’allontanamento dalla mensa scolastica non fa che rafforzare il senso di emarginazione e di esclusione che i bambini appartenenti a famiglie bisognose già vivono. Il vedersi separati dai propri compagni sancisce la diversità, dà loro misura di quanto la loro condizione sia distante dagli altri.
Il fatto di avere la consapevolezza di non poter mangiare come tutti perché non è stato pagato il servizio, di non poter partecipare alla mensa scolastica, è diseducativo e può incidere sulla strutturazione del sé del bambino che potrà sviluppare un senso di colpa e di vergogna che potrebbe sfociare anche in azioni di rivalsa, simili al bullismo.

Il fenomeno dell’emarginazione

Il fenomeno dell’emarginazione in classe si verifica quando uno o più alunni vengono lasciati da parte e non integrati nelle dinamiche del gruppo.

Gli alunni emarginati in qualche modo risultano dissonanti rispetto alle regole del gruppo, per il loro aspetto fisico oppure per caratteristiche del loro modo di porsi o di comportarsi. Ma anche il non condividere le stesse esperienze a scuola può diventare fonte di emarginazione.

L’emarginazione si manifesta all’interno della classe in maniera molto subdola, spesso sotto forme talmente sfumate che non vengono colte dagli insegnati, ma, inizialmente,  neppure dagli stessi alunni. Il tutto può cominciare come una variazione nell’atmosfera relazione, fatta di sguardi ironici o di commiserazione,  allontanamenti  fisici, interruzione del dialogo, esclusioni apparentemente di poco conto (come il non scegliere la vittima in squadra o evitare di passargli palla), spinte o urti, che sembrano casuali.

Nella seconda fase i comportamenti di emarginazione e prepotenza divengono più marcati e si manifestano in forme dirette e forme indirette:

Forme dirette:

  • Fisicamente: ed esempio fargli male, fargli lo sgambetto, trattenerlo contro la sua volontà, chiuderlo nel bagno o negli spogliatoi.
  • Verbalmente: deriderlo apertamente, prenderlo in giro.
  • Contro le sua cose: rubargli la merenda, danneggiare o rubare le sue cose.
  • Minacce: minacciare percosse, estorcere piccole somme di denaro o pretendere che paghi la merenda ad altri ragazzi.

Forme indirette:

  • Gesti, mimica facciale per mettere in ridicolo, ammiccamenti, scimmiottarlo, ecc.
  • Tono di voce: ad esempio salutarlo con gentilezza enfatizzata, “fargli il verso” cioè ridicolizzare il suo modo di parlare, ecc.
  • Maldicenza e pettegolezzo: diffondere bugie su di lui, mettergli contro gli amici utilizzando menzogne o verità distorte ad arte.
  • Fare il modo di allontanare da lui/ lei i migliori amici, rubargli il migliore amico.
  • Emarginare nel lavoro di gruppo o nello sport.
  • Ignorare, far finta che non esista, rivolgersi agli altri escludendolo deliberatamente.

La vita in classe per l’alunno emarginato  diventa molta difficile e dolorosa e questo genera in lui sentimenti depressivi e di inadeguatezza  che si possono manifestare in comportamenti  passivi  o attivi.

Reazione passiva:

Il ragazzo non vuole più uscire con gli amici, trova scuse diverse per rimanere in casa e abbandonare le attività che svolgeva in precedenza con entusiasmo. In genere anche il rendimento scolastico diminuisce, perché il timore di fare una figuraccia davanti ai compagni  induce a non esporsi, la vittima tende a diventare un alunno invisibile. E’ distratto, non si applica più come prima, sia per il calo della sua autostima, sia per il tarlo del dolore provocato dalla situazione che sta vivendo che assorbe tutte quelle energia, le stesse che dovrebbe  investire nello studio.

Reazione attiva:

L’alunno si ribella, reagisce attaccando i compagni, rispondendo con rabbia  a provocazioni che invece sono  sottili e quindi non sempre visibili dai docenti, diventa irritabile, attaccabrighe. Anche in questo caso peggiora  il rendimento scolastico oltre al comportamento che, come ho già detto, rischia di sfociare in condotte antisociali o nel bullismo.

Per approfondire il tema:

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